Italia-Scozia è già una notte da dentro o fuori

nostro inviato a Bari
Le notti da «dentro o fuori» cominciano con una settimana d’anticipo per il calcio italiano. La Champions league può ancora attendere: Milan e Roma possono raccogliere le ultime energie, stasera devono cedere il passo e la scena agli azzurri campioni del mondo. Le notti da «dentro o fuori» cominciano qui a Bari, sotto un cielo gonfio di pioggia e che promette di mettere giudizio per non trasformare l’erba del San Nicola nell’ideale trampolino di lancio per gli scozzesi, ebbri del loro cospicuo vantaggio (5 punti in più nel gironcino, con una partita in più) e del recente successo sulla Georgia maturato nel finale convulso, sabato pomeriggio a Glasgow. La sfida di stasera diventa così all’improvviso un bivio crudele per Donadoni e il suo discusso incarico di ct, rimasto senza protezione politica a Coverciano e ieri pomeriggio messo al riparo da quel volpone di don Tonino Matarrese, giunto nella sua città a rivendicare il merito del ritorno degli azzurri (ultima apparizione, contro l’Ucraina, nel ’96) in uno stadio solitamente deserto e attraversato da veleni domestici (gli ultrà locali schierati contro la sua famiglia).
Il compito non è tremendo. Piegare la resistenza della Scozia, in passato regolata da un paio di palombelle di Pirlo (a San Siro), assente questa volta per scelta tecnica, non è impresa titanica. Può bastare un lampo di classe, come accadde al piccolo Milan negli ottavi di finale contro il Celtic (magnifico eversore Kakà), oppure uno di quei colpi di spingarda nei piedi di Toni piuttosto che negli inserimenti a fari spenti di Perrotta. «Occorre pazienza, non dobbiamo fare la guerra e andare in campo con l’elmetto, non è la partita della vita»: la descrizione minuziosa di Donadoni tende a delimitare i confini psicologici di una vigilia, appesantita da tensioni e umori indecifrabili. Di solito servono a caricare a pallettoni un ambiente molto distratto dal calcio mercato, con la testa alla Champions in qualche caso. I malesseri delle ultime ore, Buffon con la gastroenterite, Cannavaro con una gomitata alla testa, sembrano superati. I due magnifici guerrieri di Berlino non si tirano certo indietro. Fecero una coppia insuperabile, non possono tremare dinanzi a Beattie (chi era costui?). Il disegno tattico della Nazionale è pronto da lunedì scorso: modellato sulla Roma di Spalletti, propone Toni punta solitaria in attacco con alle spalle un trio di discutibile utilità, a cominciare da Camoranesi sulla destra (nel test di ieri il più in forma) per passare da Perrotta sul centro e Di Natale schierato sul versante mancino.
I due interrogativi sono intrecciati ai nomi impegnativi di Pirlo e Del Piero dirottati in panchina. Rinunciare al milanista in un centrocampo tutto muscolare (Gattuso aggiunto a De Rossi) può risultare un errore di calcolo balistico mentre fare a meno dello juventino a favore di Di Natale può diventare un rischio calcolato: l’agilità del trottolino udinese è l’arma sofferta dai gendarmi scozzesi. Letta la classifica, Italia al quarto posto, c’è poco da aggiungere: il successo è indispensabile per salire a quota 10. E per realizzare la rimonta attraverso i prossimi appuntamenti, Far Oer e Lituania ai primi di giugno. Bari e il suo genuino entusiasmo garantiranno a Donadoni quel che cerca, disperatamente, da qualche giorno: calore, solidarietà. «Mi avete fucilato prima del tempo» è il suo eterno rimprovero ai cronisti il giorno dopo l’intemerata di Coverciano, mal sopportata specie se raffrontata con quelle, mitiche, di altri predecessori.
La Scozia è uno scalino nello scenario continentale del calcio. Solo gli affanni e le insicurezze di una Nazionale improbabile possono trasformarlo in una montagna da scalare. Due pappine e a casa, lo sviluppo scritto sulla carta.