Italia-Scozia, la partita che vale un mondiale

I quarti di finale sono alla nostra portata: bisogna superare i britannici già battuti nel Sei Nazioni. Bergamasco: «Possiamo scrivere una pagina di storia»

da St. Etienne

Ai giocatori la formazione l'hanno comunicata domenica sera. Senza neanche attendere il risultato delle radiografie a cui era stato sottoposto il capitano, Marco Bortolami. Berbizier non ha voluto aspettare. Meglio chiarire subito i dubbi e lavorare sulla partita che potrebbe scrivere la storia del rugby italiano. Mai gli azzurri sono riusciti a centrare l'ingresso nei quarti di finale di un mondiale. Oggi basta vincere contro la Scozia per farlo. È la Scozia che abbiamo già battuto in casa loro durante l'ultimo Sei Nazioni, ma è anche una Scozia più quadrata, migliorata per tenuta rispetto a quella vista all'opera sull erba di Murrayfield.
A Saint Etienne non c'è più un posto in albergo, un'altra invasione azzurra nel cuore della Francia. È l'effetto di un mondiale invisibile alle grandi masse di chi è senza decoder. Berbizier abbassa i toni: dice che si tratta di una partita come un'altra ma in cuor suo sa bene che non è così. Una sconfitta coinciderebbe con il suo addio alla maglia azzurra, una vittoria con un posto nel pantheon di chi non è passato certo per caso a prendere per mano i destini dell'ovale italico. Con lui anche Alessandro Troncon: 101 presenze all'attivo, proprio come David Campese. Senza Bortolami in squadra, il trevigiano torna a indossare i gradi di capitano. L'ultima volta era accaduto nel giugno 2004 (Romania-Italia 25-24). Ma l'assenza del capitano, della seconda linea, comporta la revisione di alcuni dettagli del piano di gioco. Sarà Santiago Dellapè il secondo saltatore nello schieramento con Del Fava chiamato a prendere il suo posto come secondo uomo in touche. Il prima linea il confronto vede l'Italia un passo avanti. Berbizier punta su Castrogiovanni, Festuccia e Perugini e nel confronto con gli highlanders un piccolo vantaggio lo potrebbe pure avere. Dietro il rebus resta con il ritorno di Jason White, una terza linea scozzese che sul piano generale potrebbe garantire una diga più efficace. La partita si potrebbe decidere lì e sulla qualità dei palloni di recupero che usciranno dai raggruppamenti.
Per gli azzurri resta la tara delle due prove deludenti contro Romania e Portogallo. Due vittorie, comunque la si metta. Numeri alla mano era questo che alla vigilia della partenza per Marsiglia si chiedeva alla truppa di Berbizier. Ora non resta che l'ultimo miglio. «La realtà è che nel Sei Nazioni siamo andati avanti nell'ignoto - ha detto Bergamasco -. Nella coppa del mondo la storia è diversa. La conosciamo. Sappiamo che possiamo scrivere la storia. Ma senza una vittoria ci mancherà ancora una volta l'inchiostro per farlo». Il futuro tecnico azzurro Nick Mallett, nella sua colonna sul Telegraph, ha già spiegato i "mali" di questa Italia, della sua «difesa aggressiva ma dalla coperta corta», di un Troncon che a 34 anni è costretto a giocare l’ultima partita della vita. C'è poco da fare: sta agli azzurri fare un miracolo che in definitiva non è tale. La Scozia non sono gli All Blacks, sono alla nostra portata. Basterà per paradosso dimenticare Murrayfield ed avere bene in mente gli errori Marsiglia e quelli di Parigi.

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