«Italia, servono cambiamenti per lavoro, tlc e trasporti»

Chiesta maggiore flessibilità salariale e più concorrenza nei servizi. Azione coordinata contro gli squilibri globali

da Milano

Uno stimolo alla crescita economica può derivare dall’ampliamento del livello di concorrenza, in particolar modo nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni, e puntando su una maggiore flessibilità del mercato del lavoro. È il Fondo monetario internazionale, che ieri ha anticipato alcuni contenuti dell’Outlook che sarà presentato mercoledì prossimo, a suggerire all’Italia la ricetta per rendere più virtuoso il ciclo economico e, in definitiva, creare le condizioni migliori per il riequilibrio delle finanze pubbliche e per ricondurre quindi il rapporto deficit-Pil entro i limiti stabiliti dal Patto di stabilità.
Le aree di intervento prospettate dagli esperti guidati da Rodrigo Rato per il nostro Paese sono le stesse individuate per molti dei Paesi di Eurolandia che soffrono di un calo della domanda interna. Così, a Italia e Germania viene chiesto di far leva sulla contrattazione salariale e agire sull’alleggerimento del cuneo fiscale che ancora grava sul mercato del lavoro, mentre la Francia dovrebbe mettere mano al sistema del salario minimo. Le riforme strutturali effettuate, in particolare quella delle pensioni, riscuotono il consenso del Fmi, che però imputa all’Italia una carenza di concorrenza nel mercato interno delle tlc e dei trasporti. Il commercio al dettaglio avrebbe invece bisogno di una deregulation.
Il focus è comunque concentrato sugli squilibri globali che rischiano di creare le premesse per una recessione e che richiedono un coordinamento da parte di America, Europa e Asia. Il Fondo punta l’indice sulle passività degli Usa, che finora sono state «facilmente finanziate, ma non potranno crescere all’infinito». È dunque necessario che gli Stati Uniti procedano con una stretta di politica finanziaria, mentre l’Asia dovrebbe rendere più flessibili i sistemi valutari e il Giappone, al pari dell’Europa, proceda con le riforme strutturali.
Il Fmi non sposa inoltre la tesi secondo la quale un eccesso di risparmio sarebbe la causa del basso livello dei tassi di interessi. «Il risparmio globale si trova ai minimi storici», spiega il Fondo, convinto che il fenomeno dipenda invece dagli scarsi investimenti delle aziende, più preoccupate in questa fase a ridurre l’indebitamento.