In Italia sotto l’Inter il nulla mentre all’estero si divertono

Il fumo negli occhi non conta. Andiamo al sodo. Televisioni, e qualche giornale, sviolinano la bellezza del nostro campionato con discreta impudenza. Ti sbattono l’Inter davanti agli occhi e dicono: fenomenale! Chi mai, in Europa, può gestire il primato con così tanti punti di vantaggio? Vero, basta leggere la tabella degli altri tornei. Ma, appunto, la differenza fra noi e gli altri dovrebbe far pensare. E magari sospirare: beato chi si diverte e non ristagna nella noia in cui ci ha trascinato un campionato già chiuso a febbraio. Non a caso il nostro pubblico televisivo sta regalando soddisfazioni a chi trasmette le partite da Spagna e Inghilterra.
Insomma, se volevamo ulteriore prova della mediocrità del nostro pallone, l’Inter ce l’ha dimostrata. Qualcuno pensa ancora che la serie A sia appetita dalle grandi stelle? Si spera di no. Messi gioca nel Barcellona, Kakà e Cristiano Ronaldo nel Real Madrid, Benzema se la passa male con il Real, ma lotta. Drogba ci fa sapere: «Al Chelsea sto giocando il miglior calcio della mia vita». Rooney, Adebayor, Gerrard, Torres, Lampard, e chi altri volete, si guardano bene dall’abboccare all’amo italiano. Vero, basterebbero portafogli ben forniti ed oggi c’è rimasto solo Paperon Moratti che, per vero, ha acchiappato Pandev senza pagare, ha ripiegato su Mariga per non spendere troppo con Ledesma e in estate ha venduto Ibrahimovic ricevendone Eto’o.
Oggi l’Inter può anche dire: la squadra gioca meglio senza Ibra, è stato un affare venderlo, soprattutto dopo aver trovato Milito e Pandev. Esatto, ma altrettanto vero quel che ha raccontato Ibrahimovic. «In Italia non interessa il bel gioco, conta solo il risultato». Non ci sarebbe niente di male, se i risultati arrivassero davvero e l’incertezza fosse superiore. Intanto gli altri si godono le meraviglie del Barcellona, quelle di Kakà e Cristiano Ronaldo. Per non parlare della straordinaria vena di Rooney. Non c’è speranza per noi, che ci dobbiamo accontentare di Ronaldinho, e non sappiamo quanto conti Pato. Non ci può bastare un Totti al tramonto e neppure la gioventù non ancora bruciata di Fiorentina, Genoa e Napoli. Della Juve meglio non parlare. E nemmeno del talento sprecato da Cassano. Sneijder è uno scarto del Real, che solitamente rifila pacchi al nostro pallone. Invece l’olandese e Cambiasso (chapeau all’Inter) hanno smentito il trend.
Di recente, da Madrid, sono arrivate maligne voci circa Kakà: gli italiani hanno rifilato un pacco, è stato scritto. Ma con Kakà ci divertivamo. Con Huntelaar non proprio e Beckham sembra invecchiato. Allora perchè non invidiare i campionati degli altri senza nasconderci dietro a numeri e distacchi in punti? Basta scorrere le classifiche altrui per avere l’acquolina in bocca: Chelsea e Manchester United sono avviate ad uno splendido testa a testa. Oggi un nuovo round (Everton-Chelsea e Aston Villa-Manchester United). E dietro, in agguato, Arsenal e Liverpool che stasera si affronteranno. Eppure nessuno fa tabelle parlando di mese terribile: in campo ogni tre giorni, senza alibi da asilo infantile.
Real e Barcellona stanno facendo godere i tifosi con gol e sfide che riempiono gli occhi. Che, poi, il distacco sia di cinque punti, vale poco: ci hanno abituati ai colpi di scena. In Germania, Bayer e Bayern promettono scintille. In Francia, Laurent Blanc, proprio di recente, ha mostrato senso dello spettacolo nel complicarsi la vita con il Bordeaux e riaprire la sfida con il Montpellier. Guardate qualunque altra classifica e ne caverete il senso di un campionato vero. Qui sembra «Scherzi a parte». Noi facciamo spettacolo solo con il tourbillon delle panchine: con Reja siamo al 12° cambio. Ci sta alla pari, o quasi, solo il Portogallo: ieri Josè Mota (11° della serie) ha lasciato il Leixoes. In questi casi sembra proprio terzo mondo.
Se poi diamo un occhio agli ultimi 5 titoli assegnati nei sei campionati più evoluti in Europa, ne caveremo lo sgradevole sapore di chi c’è rimasto fesso (visto dalla parte degli spettatori). Leggere per capire: in Italia 4 scudetti Inter (uno a tavolino), 1 Milan; in Germania: 3 Bayern, 1 Stoccarda e Wolfsburg; in Inghilterra 3 Manchester Utd, 2 Chelsea; in Spagna, 3 Barcellona, 2 Real; in Francia, 4 Lione, 1 Bordeaux; in Portogallo, 4 Porto, 1 Benfica. Sintesi: Inghilterra, Spagna e Germania propongono miglior concorrenza. Italia, Portogallo e Francia raccontano un 4-1 specchio delle loro povertà. Il nostro calcio ha perfino esportato gli unici tecnici che, con Lippi, hanno vinto scudetti recenti. Dunque, meno baldanza e più invidia. Se poi l’Inter dimostrasse di essere ancora un nano in Europa, meglio nascondersi.