Italia, una staffetta a picco tradita dagli sci e dalla tivù

Disfatta, tremenda disfatta. La staffetta azzurra del fondo, vincitrice un anno fa dell'oro olimpico, finisce nona al mondiale, dimenticata e oscurata dalla regia televisiva che si preoccupa di chi sta davanti e non di chi viaggia nelle retrovie, con Di Centa e Piller Cottrer mai inquadrati se non in secondo piano in zona partenza, mentre aspettavano un cambio che non arrivava mai.
Pronti via e Roland Clara, il primo frazionista, unica novità in un gruppo che non può più contare su Fulvio Valbusa, fatica fin dalle prime spinte: ha sci lenti che per di più non tengono in salita, i suoi dieci chilometri saranno un vero e proprio calvario: «Credo di aver perso cinque anni di vita in meno di mezz'ora, e per fortuna gli altri non hanno tirato fin dal primo giro, se no chissà dove sarei finito». L'altoatesino offriva ottime garanzie tanto da essere inserito al lancio, la frazione forse più delicata della gara, e ce l'ha messa davvero tutta per non perdere il contatto con i migliori, che dal secondo giro però hanno cominciato ad andare più forte lasciandolo inesorabilmente staccato. Più che il suo 14° posto, sono pesati i 59 secondi accumulati, ritardo incolmabile per un Di Centa non al massimo della forma e, come Clara, penalizzato da sci poco veloci. Giorgio non solo non ha recuperato posizioni, ma ha aggiunto un minuto e 18" allo svantaggio degli italiani, a questo punto tagliati completamente fuori dal podio.
Vedere Pietro Piller Cottrer fremere sconsolato in attesa del compagno che non arrivava è stato triste, soprattutto ripensando alle emozioni olimpiche di Pragelato, quando proprio Di Centa era stato grande a resistere nella sua frazione durissima e a cambiare fra i primi, dando così allo scatenato Piller Cottrer la possibilità di scattare e mettere le basi per la vittoria suggellata da Zorzi. Anche questa volta il grande uomo di Sappada ha lottato, andando a recuperare l'austriaco, l'estone, il canadese e il giapponese, prima di dare il cambio a Zorzi con il decimo tempo, poi diventato nono perché Zorro ha superato in una triste e inutile volata anche il quarto svizzero. Per Piller Cottrer la consolazione del quarto tempo di frazione e del quinto assoluto a tecnica libera, ben poco per chi sperava in una medaglia dopo la beffa della 15 km sotto la bufera. «Mentre aspettavo Giorgio, mi chiedevo se valesse la pena partire e faticare avendo già la certezza che più che un piazzamento non avremmo ottenuto».
Pietro è ancora carico tanto da decidere di provarci ancora una volta, domani, nell'ultima gara di questi Mondiali, la 50 km a tecnica classica e partenza in linea che però, sulla carta, non vede né lui né Di Centa fra i favoriti. Giorgio è sì il campione olimpico della 50 km, ma a Pragelato la maratona del fondo si disputò a tecnica libera, decisamente più congeniale ai nostri.
Per la cronaca, l'oro è andato alla Norvegia, al quarto titolo mondiale consecutivo, grazie allo scatto finale di Northug che ha lasciato sul posto il russo Dementiev e lo svedese Soedergren, argento e bronzo. I Mondiali restano così stregati per la staffetta italiana, dal 1992 protagonista assoluta alle Olimpiadi con due vittorie e tre secondi posti in cinque edizioni, ma ai Mondiali spesso persa fra le squadre che non contano.