Italia, tutto sbagliato «Colpa del business»

Sacchi: «Data e avversario, si è scelto di complicarsi la vita». La Figc si difende: «Buon test»

nostro inviato a Livorno
Chi ha sbagliato con l’Italia campione del mondo? Donadoni e il suo staff nel segnalare la sede di Livorno, la federcalcio a caccia di una bella fetta di euro (diritti tv) oppure quella squadra di debuttanti allo sbaraglio presa a calci e sberloni dalla Croazia? Per ottenere risposte convincenti ai tre interrogativi bisogna cominciare il giro intorno al caso del giorno con una fedele ricostruzione dei tempi. Detta Demetrio Albertini, reduce da una dieta imprevista (almeno 7-8 chili persi in tre mesi) e oggi in Sardegna per i funerali del papà di Zola: «Quando sono arrivato in federcalcio ho trovato una data, fissata dal calendario dell’Uefa, e un avversario scelto da tempo». Come dire, i compiti erano già assegnati, impossibile cambiare date e identità del rivale. E infatti Arrigo Sacchi, che è un vecchio lupo di mare, riferisce di una battuta fatta al telefono con Antonello Valentini, il portavoce federale. «Ma siamo sicuri che in federazione vogliono bene a Donadoni? Affrontare la Croazia non è mai agevole, farlo il 16 agosto, con una squadra improvvisata, è il massimo della complicazione - commenta il fusignanista che non risparmia la stoccata finale - la verità è che il business comanda nel calcio moderno». Ecco la prima risposta, allora. La scelta della Croazia, nazionale tosta e dotata di mestiere, con pochi cambi, espressione di un campionato già partito, è un peccato da ascrivere a superficialità e leggerezza, i difetti più noti del nostro calcio nazionale. L’obiezione, scontata, arriva dal precedente illustre. Anche Lippi partì col piede sbagliato, in Islanda, nell’agosto di due anni prima, raccogliendo una delle due sconfitte della sua strepitosa stagione. «Ma allora nacque l’idea di giocare con le tre punte» ricorda l’interessato tutte le volte che lo si interroga sull’argomento.
Sbagliata la scelta dell’avversario, d’accordo. E perciò fuori luogo i giudizi impietosi collezionati da Falcone e Amelia, per citare i due bocciati di una serata da dimenticare. Alberto Zaccheroni, uno degli esclusi dal giro azzurro, non sembra animato da particolare rancore e non ha cuore per mettere nel mirino il suo allievo di un tempo, Donadoni. «Partita utile solo per consentire all’allenatore di prendere possesso del nuovo incarico, inutile per fare valutazioni, di ogni tipo» sostiene da Cesenatico, ieri sera scelta come sede per discutere di calcio e di nazionale sulla spiaggia. Forse. Certo l’occasione persa, per taluni esponenti, è già un deficit che pesa nelle parole di qualche esperto, Carlo Pallavicino, procuratore di Cristiano Lucarelli, apparso malmostoso e irritato con Spinelli e la sua curva, in palese ritardo di condizione. «Vedrete che tireranno fuori questa partita per tagliargli la strada verso il grande calcio» pensa Pallavicino che col centravanti più livornese d’Italia ha un rapporto speciale, quasi familiare. Solo Gigi Riva, che marca una strategica distanza dalla federazione per meritarsi la fiducia del futuro presidente, si guarda intorno per segnalare le difficoltà incontrate da altre nazionali, dal Brasile in avanti, tutti alle prese con una formazione di semi-esordienti. «Io mi preoccupo di supportare al meglio il lavoro di Donadoni, le figuracce di questi tempi non sono uno scandalo, ho letto le convocazioni di Dunga, non sono molto lontane da quelle azzurre» è la sua opinione che tiene conto anche dei lamenti e delle proteste dei diretti interessati, gli azzurri di Livorno, tutti permalosi come primedonne dello spettacolo.
Forse su un punto, non ci sono più dubbi, a 24 ore dalla serataccia del Picchi: la scelta della sede è stato un errore clamoroso, anzi un autogol per certi versi. «È vero, Donadoni è stato d’accordo su Livorno, ma l’incasso ha dato risultati eccellenti, 16mila paganti, l’esaurito. A Grosseto, per l’under 21 sono stati venduti 186 biglietti» ricorda Valentini. Ma sotto la cenere cova il fuoco. Il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi bolla i compagni che sbagliano, «un errore fischiare l’inno» sostiene ma ricorda che il resto dello stadio ha zittito i contestatori con le bandiere rosse e gli striscioni pro Fidel Castro e se la prende con Spinelli, assente all’appuntamento. La politica non si fa pregare a impossessarsi dell’argomento. Il rappresentante di Forza Italia, Maurizio Zingani, bolla il comportamento della curva livornese come «intollerante». Vero. E alla fine un punto fermo si può mettere: di sicuro Livorno ha chiuso con la Nazionale.