Italia, via il veto Ecco sanzioni più rigide all’Iran

Prima svolta della politica estera con il cambio di maggioranza a Roma: rimosse le obiezioni al boicottaggio Ue in campo finanziario verso Teheran

Cambia il governo a Roma e cambia l’atteggiamento dell’Italia (e di conseguenza anche dell’Unione europea) nei confronti dell’Iran. Il Jerusalem Post scrive che venerdì scorso, alla riunione del Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell’Ue, «l’Italia ha fatto cadere le sue obiezioni a inserire la Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità iraniane che l’Ue boicotterà». Ma già tre giorni prima fonti del nostro ministero degli Esteri, commentando un articolo di un altro giornale israeliano, Haaretz, avevano anticipato che Roma «si sarebbe allineata al consenso europeo sul programma nucleare iraniano». Il quotidiano israeliano sostiene che questa sarebbe appunto «una prima indicazione della volontà di Silvio Berlusconi di condurre una politica differente nei confronti dell’Iran».

Nonostante il nome possa trarre in inganno, la Banca Melli non c’entra nulla con l’Italia. Si tratta della principale banca d’affari iraniana, fondata nel 1927 per fornire servizi finanziari al governo di Teheran. Certe sue attività hanno però spinto sia l’amministrazione americana (nell’ottobre 2007) sia il Consiglio di sicurezza dell’Onu (il mese scorso con una propria risoluzione) a imporre sanzioni contro di essa. Si tratta, come si può immaginare, di attività inquietanti: nell’ambito dei servizi forniti alla Guardia rivoluzionaria iraniana (i pasdaran), la Melli sarebbe stata ad esempio il tramite per trasferire alla sua sezione internazionale (le Brigate Al-Quds, consulenti sul campo delle milizie libanesi di Hezbollah, nonché fornitrici di armi e addestramento per la guerriglia antigovernativa e antiamericana in Irak) circa 100 milioni di dollari, senza mai far comparire il proprio nome.

Fino a venerdì scorso, l’Italia era stata in ambito europeo la più decisa oppositrice dell’inclusione della Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità iraniane da boicottare. Ma secondo il Jerusalem Post sarebbero state proprio le dirette indicazioni del premier in pectore Silvio Berlusconi a far ritirare le obiezioni italiane. E a quel punto anche Spagna, Austria e Cipro - gli altri membri dell’Ue che non seguivano la linea prevalente in Europa sulla delicata questione del nucleare iraniano - hanno fatto propria la scelta italiana.

Il via libera dell’Ue alle sanzioni - secondo una fonte del governo israeliano citata dal quotidiano - rappresenta un colpo pesante per l’Iran. Non si tratta infatti soltanto di ostacoli frapposti all’attività di una grande banca, ma anche di un segnale politico forte da parte di quello che Teheran considera un partner economico fondamentale, soprattutto per la qualità della tecnologia che è in grado di fornire.
Il boicottaggio della Melli non colpirà soltanto l’economia iraniana. Il suo ruolo internazionale fa sì che risulteranno in qualche misura danneggiate anche numerose imprese straniere attive in Iran: i principali partner commerciali di Teheran sono la Germania e la stessa Italia, seguiti a distanza dalla Gran Bretagna.