«Italiaetica», la rivista di chi fa il bene comune

Bertini, uno dei fondatori: «Odiamo chi si arricchisce facendo il furbo»

Visti i tempi, l’idea potrebbe sembrare rivoluzionaria: «Nella nostra rivista vogliamo parlare di etica. Odiamo i famigerati “furbetti del quartierino”, quelli che si arricchiscono pensando di essere i più furbi. Noi vogliamo dire quali sono, nei diversi campi, i comportamenti più corretti perché rispondono alla natura umana e fanno il bene comune».
Walter Bertini, dirigente della Filse, la finanziaria della Regione, spiega così il senso di «Italiaetica», la nuova rivista semestrale («ma vogliamo renderla trimestrale») nata per approfondire temi economici, sociali e scientifici. Tutto è cominciato a Roma, durante una cena tra amici. A gennaio è arrivata la rivista, diretta da Carlo Simeone e pubblicata dal Centro d’informazione e stampa universitaria. «Lavoriamo tutti a titolo gratuito, anche chi firma gli articoli» racconta Bertini, l’unico ligure del gruppo. E gratuita è anche la rivista, spedita a 5mila personalità della politica e del mondo accademico (chiunque può richiederla scrivendo a info@cisu.it o bertini@filse.it).
Nel primo numero c’è una storia che arriva da Genova. Si racconta di MedChild, l’istituto creato dalla Fondazione Gaslini per tutelare la salute dei bambini nel Mediterraneo con studi ma anche campagne di cura nei paesi più poveri. Un'esperienza raccontata da Bruno Musso, che della Fondazione a capo del progetto è il presidente. «Ma parliamo anche di interruzione di gravidanza e di cellule staminali, guardando non alla morale ma ai comportamenti più vicini alla natura umana - riprende Bertini-. C’è spazio anche per l’economia (nel primo numero parliamo di concorre con un articolo del presidente dell’Autority, Antonio Catricalà) e di politica». E qui si torna all’attualità: «Le nostre riflessioni sono politiche e non partitiche. Andreotti descriveva De Gasperi come una persona sempre tesa al bene comune, nonostante fosse l’uomo più potente d’Italia. Questo è l'atteggiamento che vogliamo promuovere».
E la classe politica genovese? «Sono arrivato in città nell’87 dopo essere stato a Roma e in altre città - conclude Bertini- Qui gli amministratori sono più corretti che altrove, Genova e la Liguria sono governate da persone eticamente corrette al di là delle differenze politiche. L’attenzione va comunque tenuta alta. Per questo abbiamo creato la rivista».