«ItaliaFutura, il nostro impegno è stare a guardare»

Un esordio felice, giorni fa, quello di «ItaliaFutura» a Genova, Palazzo Ducale, dove rappresentanti delle istituzioni, dell’impresa e della società civile si sono dati appuntamento per ascoltare il leader nazionale Luca Cordero di Montezemolo e il presidente dell’associazione in Liguria, il professor Lorenzo Cuocolo. A quest’ultimo - 36 anni, docente alla Bocconi di Milano, avvocato esperto di Diritto costituzionale con studio a Genova, una moglie chirurgo vascolare al Galliera, una figlia di 2 anni - si chiede ora il passaggio «dalle parole ai fatti», dall’euforia dell’inizio alla definizione concreta degli obiettivi, sia personali, sia dell’organismo che gli ha dato il timone in mano.
Partiamo dagli obiettivi personali, professor Cuocolo: è vero che studia da sindaco?
Risata: «Non ci penso nemmeno! Mi sta benissimo continuare a fare bene la mia professione di docente e avvocato, e stare anche vicino alla mia famiglia. Se ho detto sì agli amici che mi hanno voluto alla guida di ItaliaFutura a livello regionale, è solo ed esclusivamente per dare un contributo alla causa».
Che sarebbe...
«... sarebbe, anzi è, far funzionare il sistema. È questo, d’altronde, l’obiettivo che si è data l’associazione, al di là e al di sopra di ogni speculazione politica o partitica».
L’avete precisato, anche al Ducale: non siete allineati.
«Siamo assolutamente trasversali, vogliamo dialogare e, possibilmente, collaborare con tutti, indipendentemente dalla collocazione politica».
Ci penserete voi, dicono, a fare politica, trasformandovi in partito.
Altra risata: «Non c’è proprio niente di vero, in queste dicerie. Ribadisco con forza e convinzione: né Montezemolo, né il sottoscritto, né quanti si riconoscono nella nostra azione pensano di fare un partito. Oltre tutto, l’attuale legge elettorale non concede molto spazio, al di fuori della contrapposizione bipolare».
Quindi avete pensato di fare una lobby?
«Anche in questo caso, devo smentire, e comunque precisare. La lobby è legittima se fa pressione per migliorare il sistema, per fare l’interesse pubblico. I componenti di ItaliaFutura non hanno da tutelare o promuovere interessi propri».
A proposito: chi siete e quanti siete?
«Nell’organismo ligure, ci siamo organizzati con un gruppo di promotori e un direttivo che comprende fra gli altri, oltre al sottoscritto, il direttore Walter Bertini, Cesare Castelbarco Albani, Maurizio Rossi, Flavio Repetto, Alessandro Nadasi, Andrea Romano, Piero Lazzeri, Filippo Gallo e lo stesso Luca di Montezemolo. Poi ci sono i circa cinquecento liguri che fanno parte dell’associazione nazionale e hanno qui un punto di riferimento locale».
Le proposte.
«Fin dall’inizio, con il convegno dedicato al mare e alla portualità, ci siamo voluti dedicare a uno degli aspetti dell’economia e dei servizi fondamentali per la Liguria, ma anche per il Paese. Continueremo su questa strada, con particolare riguardo anche al problema delle infrastrutture e della riforma della legge 84/94 sulla riforma della portualità».
Altri temi da affrontare, su cui formulare proposte concrete?
«Proposte concrete su cui, ripeto, è necessario condividere. I servizi pubblici, ad esempio. È un altro degli argomenti su cui crediamo di poter contribuire a coagulare consensi trasversali. E poi, i giovani, la fuga da Genova delle risorse intellettuali che ci sono e non riescono ad emergere. Ci sono anche i temi della cultura, dell’istruzione, del turismo».
Molta carne al fuoco, professor Cuocolo.
«Tanta quanta è necessario far cuocere, direi. Per lo sviluppo di Genova, della Liguria e del Paese».
Senza compromessi con la politica.
«Insisto: siamo e restiamo indipendenti dalle schematizzazioni destra-sinistra. Vogliamo portare avanti un’operazione culturalmente e politicamente legittima e utile, indipendentemente dalla logica partitica. Credo che sia possibile e, quindi, credo anche che ci riusciremo».
Intanto, alle amministrative del 2012...
«Non presenteremo nessuna lista, e, sia chiaro, non chiederemo poltrone o incarichi a fronte delle proposte che faremo. La nostra è un’operazione civica. Che vuole dare, semplicemente, ma rigorosamente, un segnale nuovo».