Italian graffiti

Se io vedo qualcosa che è fuorilegge, tipo un graffito fatto con la vernice spray, un graffito peraltro odioso, e se io vado a rimuovere questo graffito che appunto è fuorilegge, ecco: io credo che la Legge sia dalla mia parte. Non spetterebbe a me pulire le scritte, ma dev’essere chiaro che la ragione è dalla mia: e non sempre, del resto, si ha voglia di aspettare l’uscita di un vigile che appunto pulisca un graffito o raddrizzi un segnale stradale. Staremmo freschi. Potrei fare altri esempi, ma non vedo perché dovrei farla lunga per dire che in teoria non dovrebbe esserci niente di strano, o di male, se io prendessi a martellate la targa falsa e abusiva su Giuseppe Pinelli che anarchici e comunisti e premi Nobel hanno impunemente rimesso in Piazza Beccaria a Milano: prestando tra l’altro la faccia a qualcosa che, ripeto, è falso e illegale. Non vedo perché la mia faccia dovrei invece nasconderla quando la legge, e la comune decenza, sono dalla mia: stiamo parlando di una targa che le autorità non hanno voluto rimuovere per decenni e che tuttavia infanga la memoria di un commissario di Polizia assassinato. Chi sarebbe il provocatore? Chi mette una targa falsa e fuorilegge o chi la rimuove? In questo clima delicato forse sarebbero provocatori entrambi, è vero. Ma la prudenza non sia scambiata per codardìa, per favore. Non ci si dimentichi mai, neppure per un momento, da che parte sta la ragione.