Italiana ammazzata a Bali, spunta la pista toscana

Marco Gemelli

da Firenze

Ci sarebbe un mandante italiano, per l'omicidio di Raffaella Becagli. Dalle spiagge di Bali, il mistero del brutale assassinio della 31enne imprenditrice fiorentina - trovata morta 12 giorni fa in una zona boscosa di Denpasar, capitale dell'isola - rimbalza così dall'altro capo del mondo, e getta nuova luce su un giallo dalle tinte sempre più fosche. È infatti proprio tra Firenze e Prato che si stanno indirizzando le indagini degli inquirenti, alla ricerca di una «mente» che avrebbe orchestrato a distanza l'uccisione della donna. Gli ultimi e fino a qualche tempo fa inimmaginabili sviluppi della vicenda stanno emergendo ora dopo ora sui maggiori quotidiani indonesiani: cronisti del Bali Post e del Denpost affermano che a organizzare il delitto sarebbe stato qualcuno molto vicino a Raffaella, che ha assoldato dei killer per attirare la donna in una zona isolata e poi ucciderla a bastonate. Pare inoltre che la vittima sia caduta in trappola grazie a una donna, forse una conoscente, usata come esca. Che dietro la morte della Becagli non ci fosse una banale rapina, del resto, è stato subito chiaro: esclusa la pista passionale per l'assenza di segni di violenza sessuale sul corpo della donna, la presenza di soldi, documenti e persino un Rolex d'oro al polso della vittima ha avvalorato la tesi di un omicidio premeditato. Ma se in un primo momento gli inquirenti pensavano a un movente da ricercarsi negli affari che l’imprenditrice stava conducendo a Bali - si era recata in Indonesia per acquistare un terreno su cui costruire una casa - gli ultimi sviluppi lasciano intendere la presenza di un mandante italiano. Qualcuno, dunque, che sapeva del viaggio a Bali di Raffaella e che ne avrebbe approfittato per eliminarla senza attirare sospetti. Le indagini si stanno concentrando su una serie di conti correnti e su biglietti aerei di andata e ritorno per il Paese asiatico, emessi dalla Toscana. La chiave del mistero potrebbero essere alcune lettere scritte dalla vittima, che la polizia balinese sostiene di aver ritrovato nei giorni scorsi nella stanza d'albergo dove alloggiava l'imprenditrice. Nelle missive ci sarebbe il nome di una persona che Raffaella temeva, e che si sarebbe dovuta cercare se le fosse accaduto qualcosa. Né l'ambasciata italiana né i familiari della Becagli hanno confermato l'esistenza di tali lettere o accreditato le indiscrezioni apparse sulla stampa: la famiglia - conosciuta a Prato come una delle più importanti del comparto tessile, con interessi anche nel settore immobiliare - ha chiesto che sulla vicenda cali il silenzio. Sul fronte delle indagini, nei giorni scorsi la polizia indonesiana ha interrogato almeno 16 testimoni. Tra questi ci sarebbe persino un primo indagato che, nonostante l’alibi, continua ad essere tenuto d'occhio dagli investigatori. E mentre si intensificano le indagini sulla pista italiana, ieri a Firenze si è svolta una seconda autopsia sul corpo della donna.