È italiana la casbah degli affitti in nero

PATRIMONIO Lo stabile appartiene a un imprenditore milanese in possesso di 85 abitazioni

«Piazzaci dentro chi vuoi, l’importante è che tu mi dia 750 euro al mese, pulite. I letti te li fornisco io, ma se arrivano i vigili o la polizia a fare i controlli, non ne so niente. Conosco solo te, per il resto sono fatti tuoi». In via Conegliano al 5 le clausole perché uno straniero possa avere un appartamento in affitto sono queste. Con il custode del palazzo che fa da intermediario tra il proprietario dell’immobile e l’immigrato. Riscuote l’incasso e tiene sotto controllo la situazione, quando un locale si libera e quando viene occupato. E poi, assegna le case, dietro compenso.
Per 40/60 metri quadrati, il prezzo di un alloggio è tra i 750 e i mille euro al mese, due stanze con un bagno sul ballatoio da dividere con i vicini. In un edificio fatiscente, in una traversa del quartiere più multietnico della città, dove due settimane fa è scoppiata una guerriglia tra bande e dove l’altra sera c’è stato l’ennesimo regolamento di conti tra marocchini per spartirsi il mercato della droga finito con un nordafricano accoltellato e un blitz delle forze dell’ordine all’alba del mattino dopo. In quel caso, la lite era scoppiata in via Clitumno, un’altra piccola casbah del quartiere.
Qui in via Conegliano 5, il proprietario dello stabile è un imprenditore milanese, al catasto risulta essere in possesso di ottantacinque unità immobiliari, tra via Padova e un altro paio di traverse nella zona. Ma a quanto pare soltanto diciotto contratti di locazione risultano regolarmente depositati. Tutti gli altri, presumibilmente, sono in nero. Per la pratica «regolare» di solito c’è un prestanome, un immigrato con permesso di soggiorno: costoro sono disposti a mettere il loro nome sul contratto con il proprietario subaffittando poi i locali ad altri connazionali e riscuotendo l’affitto. Per un letto ci vogliono 150 euro al mese a testa. In un appartamento ci si può stare anche in otto o dieci persone. Con un cucinino per farsi da mangiare e le pentole da lavare fuori nei servizi in condivisione. «Qui quando cammini, il pavimento balla tutto - racconta Rasha, marocchina da qualche anno in Italia -. Non c’è lavoro, e per vivere abbiamo affittato un letto a un altro straniero». Il loro appartamento è al secondo piano in via Conegliano, l’ultimo a sinistra. Due locali, nel soggiorno stanno in tre, poi un’altra stanza piccola con due letti e in fondo il suo, quello di Rasha. «Volevo portarci anche mia figlia, ma ci sono le pulci ed è meglio che non venga a vivere qui». Ma il contratto chi glielo ha fatto? Rasha esce con un foglio in mano e indica l’intestazione. «Vedi è un italiano. E per questo posto, ci chiede 800 euro al mese. Più i soldi che abbiamo dato al custode per poterci entrare».