Un’italiana dà consigli agli Usa sul futuro in Libia

RomaDopo l’Irak, la Libia. Sempre per la ricostruzione. Un’italiana si occuperà di far rinascere, con un futuro più moderno e democratico, il Paese che ora sta affrontando un difficile «dopo-Gheddafi».
Si chiama Anna Prouse, ha 40 anni ed è milanese. La Farnesina l’ha scelta nel 2006 come leader della task force alleata per la ricostruzione nella provincia di Nassirya, ma è per gli americani che tra una o due settimane, volerà a Tripoli, per prendere in mano le redini del «Tiger Team» libico, il gruppo di consulenti in vari settori creato dalla Caerus Associates nel Paese di Gheddafi subito dopo l’inizio della rivolta contro il raìs.
La Prouse ha iniziato da poco a lavorare a Washington per l’azienda di consulenza sulle aree di crisi a governi e imprese fondata da Dave Kulcullen, che opera tra gli altri con Dipartimento di Stato e Dipartimento della Difesa americani, oltre che per Usaid, l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale.
In Libia è già stata diverse volte e l’esperienza fatta in Irak sarà preziosa. Ora, è pronta a tornarci in un nuovo ruolo. «Partirò appena avrò il visto - spiega lei - e il mio primo incarico riguarda le elezioni. In tre di quelle in Irak sono stata osservatore. È un momento decisivo, che getta le basi per il futuro. Bisognerà capire come aiutare il governo locale ad organizzarle e accreditarsi nel nuovo sistema politico. Prima di investire nel Paese bisogna comprenderne la realtà, chi avrà in mano il potere, quali possono essere i progetti di ricostruzione più utili per impiegare al meglio i fondi di governi e imprese. La Libia ha il petrolio certo, ma può anche diventare una mecca per il turismo, con un patrimonio culturale che ha cinque siti archeologici dell’Unesco e un museo a Tripoli con una delle più belle collezioni di arte islamica. Serve una valutazione sul campo, vedere i danni che ci sono stati. Abbiamo già contatti con il Dipartimento di Stato e Usaid per un progetto sui media: formazione di giornalisti «indipendenti» e creazione di cinque centri per l’informazione nazionale e internazionale».
Laureata in Scienze politiche, poliglotta, giornalista, due anni con la Croce Rossa in Iran, otto in Irak, la Prouse è esperta di Medioriente. Esperta, soprattutto, di ricostruzione in Paesi musulmani in cui predominano dinamiche tribali. Una donna che ha avuto il titolo di «Honorary man» dagli iracheni, per come ha guidato il Provincial Reconstruction Team di Nassirya ed è diventata Cavaliere della Repubblica nel 2009, ottenendo il riconoscimento per il suo lavoro dal Presidente Giorgio Napolitano.
«Aiuteremo a investire in Libia - spiega la Prouse - i clienti americani, ma vogliamo esplorare anche il mercato europeo, compreso quello italiano. Ci sono aziende che hanno già operato in Libia ma hanno bisogno di assessment politici o aggiustamenti sull’assetto giuridico attuale. Altre che vogliono esplorare questo mercato per la prima volta. Secondo il concetto di «hearts and minds», grandi società petrolifere vorrebbero costruire scuole e ospedali, anche per conquistare la fiducia della popolazione, ma devono sapere con chi trattare, conoscere la mentalità araba, per evitare di sprecare fondi».
L’azienda americana della Prouse ha squadre in varie nazioni del mondo e lei avrà anche altri incarichi. Per il Dipartimento della Difesa americano farà training ai famosi Navy Seals - l’élite degli incursori della Marina (quelli che hanno ucciso Osama Bin Laden) su come interagire con le popolazioni arabe - e ai comandanti destinati ai Prt in Afghanistan. E lavorerà a un progetto di mapping: una specie di Google Earth politico, che interesserebbe Banca mondiale e Usaid.