"Gli italiani, cani miscredenti"

La missione degli estremisti: "Se si raggiunge la morte bene, se no riproviamo". "Bush si ricandida? Speriamo che vinca, così la guerra non finisce più"


Jihad, traffico di documenti falsi, immigrazione clandestina, contrabbando. La «rete» si organizza, rastrella denaro, recluta terroristi, progetta attentati. È tutto nelle telefonate intercettate dagli investigatori del Ros. Una missione fondamentalista. Perché «se si raggiunge la morte - dice uno degli arrestati - bene, se no riprova».

Trincee padane
Con il termine «trincea», il gruppo indica la militanza nelle zone di guerra, addestramento e propaganda. Per lo più, in Afghanistan e Iraq. Ma, talvolta, molto più vicino. È il 2 novembre 2004. Al telefono Dridi Sabri e C.T.
D: «Combatteremo fino a quando Dio vuole. Dov’è Abu Khaled? In quale trincea?»
C: «Abu Khaled è nella trincea di Varese, vicino al bestiame»

Cani miscredenti
Il 27 luglio 2004, C.F. e C.S. vengono ascoltati durante un colloquio nel carcere milanese di San Vittore.
F: «(riferendosi agli Italiani, ndr) Guarda, ci stanno attaccando da tutte le parti. Ci sono anche delle polemiche sull’idea di costruire una moschea. Adesso stanno mandando via tutti i clandestini, non lasceranno più nessuno qua».
S: «Sono dei cani, dei miscredenti, questa razza è peggio degli americani».
U: «Giuro, hanno un odio verso i musulmani senza precedenti, tutto quello che sta succedendo in Iraq l’hanno progettato loro, sono dietro a tutte le disgrazie, questi cristiani fanno finta di aiutare la gente in Iraq, ma è falso».
Altra conversazione. Un gruppo viene fermato da una pattuglia del Nucleo Radiomobile di Milano per un controllo. C.D. parla con A.A. I due si «sfogano».
C: «Insomma, i nemici di Dio sono qui!»
A: «Che Dio li umilii, e che gli annebbi la vista!»

I cavalli dell'Islam
Ore 19.03, 25 gennaio 2005. Dridi e I.Z. discutono di strategie per creare uno stato Islamico.
D: «Devi stare attento, i fratelli non sanno considerare le precedenti esperienze negative. La religione di Dio non avrà il sopravvento dalla mattina alla sera, le cose vanno fatte con cautela».
I: «Lo so, ma uno vuole raggiungere la pace»
U: «Sono d’accordo con te, arriverà tutto. La strada è dura e lunga. Uno non deve fare un centinaio di metri per vedere i suoi sforzi svanire in un attimo. Come i cavalli da corsa: alla partenza tutti corrono velocemente, ma chi arriva al traguardo è solo quello che ha più fiato di tutti. Perciò la calma e la pazienza devono essere la nostra arma, i nemici di Dio ci aspettano ad ogni angolo»

Il business dei passaporti
Traffico di documenti falsi, annotano gli investigatori, per autofinanziarsi. 3 marzo 2005, le 22.16. Parla Dridi.
D: «Ascolta, un foglio originale (il permesso di soggiorno, ndr) costa 250. Mi hai capito?»
Ancora. Nel corso di una chiamata A.F. spiega il «tariffario». Sono le 18.50 del 6 aprile.
A: «Io non chiedo l’elemosina. Guadagno 50 per un permesso di soggiorno, carta di soggiorno e qualsiasi altra cosa, comunque da 50 a 100. Mi entrano nasca 300 o 350 ogni mattina. Allora fratello, mi raccomando».

L’oro delle macellerie
Attività commerciali di «copertura». Macellerie, call center, concessionarie di automobili. Esercizi «puliti» per finanziare la Jihad. Novembre 2006, le 12.44.
«Ci vorrebbero dei progetti a lungo termine, creare un gruppo di tre o quattro persone in possesso di documenti in regola, senza recedenti penali che lavorano nel settore della compravendita elle automobili. Bisognerebbe aprire tre o quattro macellerie in Italia, e in Francia. Aprire dei call center ovunque, fare commercio di abbigliamento. Si parla di progetti che portino un profitto».

Documenti in fumo
Accade anche che un documento falsificato finisca in fumo. Letteralmente. La telefonata tra Dridi e I.H. è del 24 dicembre. Sono le 16.25.
I: «Poi mi è successo un problema. Hai presente quella bombola che ho, che la regoli a mano?»
D: «Si»
I: «Le ho preparate (le carte, ndr) da circa tre settimane e ho portato tutto. Dove le vado a nascondere? Le ho messe in mezzo a quella cosa»
D: «Aiaia!»
I: «È entrato il marocchino che abita con me e ha aperto la bombola e poi mi ha detto che hanno iniziato a sentire l’odore del fumo. Giuro che non è normale, hai presente 250 euro? Io non ho il coraggio di dirgli che si sono bruciati. Sai in queste situazioni, Satana entra in mezzo».

Vote for Bush
Durante un colloquio a San Vittore, due degli arrestati parlano di politica estera. È il 3 novembre 2004. Argomento, le elezioni negli Stati Uniti. La cellula ha il suo «candidato»: George W. Bush.
I: «Non siamo mica l’America. A proposito, Bush si presenterà un’altra volta alle elezione americane?»
U: «Sì, ed è meglio che vinca lui, così la guerra non finisce più!».