Italiani deludenti? Si guarda già a Roma

<strong>MOSCHE & MOSCONI </strong> Sta diventando un po' ridicola la caccia al colpevole che s'è aperta su molti giornali, dal Corriere della Sera alla Nuova Venezia. Vero: i tre film italiani in concorso (Franchi, Porporati e Marra) hanno deluso le attese, alla fine restando esclusi dal palmarès. Vero: alcuni dei titoli tricolori presenti nelle sezioni collaterali (Zanasi, Guzzanti, Molaioli, Maira) sono molto piaciuti, conquistando gli applausi più caldi

Sta diventando un po' ridicola la caccia al colpevole che s'è aperta su molti giornali, dal Corriere della Sera alla Nuova Venezia. Vero: i tre film italiani in concorso (Franchi, Porporati e Marra) hanno deluso le attese, alla fine restando esclusi dal palmarès. Vero: alcuni dei titoli tricolori presenti nelle sezioni collaterali (Zanasi, Guzzanti, Molaioli, Maira) sono molto piaciuti, conquistando gli applausi più caldi. Ma siamo certi che invertendo titoli e sezioni il risultato sarebbe cambiato? Per dirne una: l'amabile commedia Non pensarci ha funzionato ottimamente all'interno delle Giornate degli autori.

Probabilmente i critici l'avrebbero fatta a pezzi, ritenendola leggerina o generazionale, una volta inserita nella gara ufficiale, dove muta la percezione di un film per via del confronto serrato con i big stranieri. Parlando di «inatteso harakiri», un giornale locale se l'è presa con i cinque selezionatori che affiancano il direttore nella scelta dei film. Può darsi che abbiano sbagliato a non prendere La giusta distanza di Carlo Mazzacurati o Giorni e nuvole di Silvio Soldini, due veterani avviati, dopo il no veneziano, alla Festa di Roma. Ma almeno aspettiamo di vederli prima di considerarli vittime di chissà quali manovre.

CERVELLI. Quando si dice entrare nel merito. Nello stroncare L'ora di punta, Mariuccia Ciotta del manifesto attribuisce tutta la colpa alla Rai, non all'autore, alla storia, alla prova degli attori. Quel film sarebbe infatti «la prova dell' operazione di distruzione di cervelli perseguita dalla tv pubblica (finanziatrice del film), che ha riempito il piccolo schermo di sottoprodotti e premiato per anni funzionari addetti alla censura politico/ creativa. I buuu risuonati alla proiezione stampa del film sono tutti destinati a loro». Boh!

SIMPATICO? D'accordo, è gioviale, bello, antidivo, impegnato, vive sul lago di Como e tifa per Veltroni. Nondimeno continua a far discutere, qui al Lido, l'indispettita reazione di George Clooney a una domanda di Valentina Neri. La cosa è finita pure su Variety. In fondo, l'impavida collega di Cinecittà.news non aveva mica offeso l'attore. Semplicemente, nel clima di generale frenesia, s'era chiesta in conferenza stampa se non fosse contraddittorio l'atteggiamento di Clooney: da un lato denuncia nei suoi film il potere di corporation e lobby economiche; dall'altro gira spot per Nespresso, leggi Nestlè, la più contestata delle multinazionali. Dopo aver definito «irritante » la domanda, lui ha tagliato corto: «E poi non mi devo giustificare se ogni tanto faccio pubblicità per guadagnarmi da vivere». Guadagnarsi da vivere?

PRIMA LEI. Fenomenale vignetta di Stefano Disegni su Ciak in Mostra. Il direttore Müller e il presidente Croff, in scadenza di mandato, sono lì, stanno per uscire dal Palazzo del cinema. Pieni di fair-play. «Prego, dopo di te», fa Müller. «Non mi permetterei mai», fa Croff. «Ma ti pare», fa Müller. «Vai che ti seguo», fa Croff. Alla fine non esce nessuno.