«Gli italiani lo fanno peggio», parola di pornostar

In Italia schizza alle stelle il consumo di Viagra e Cialis per perfezionare la performance, Zucchero nel suo nuovo singolo scherza sul tema in salsa cubana cantando «Hasta l’hasta», Madonna è ancora convinta che «italians do it better», eppure i nostri porno-attori sono in ribasso sul mercato internazionale. Il malinconico crollo delle quotazioni dipenderebbe da uno svogliato agire sul set, «scarso» e «meccanico». Lo sostiene una esperta del ramo, la star Erika Neri, secondo la quale «gli attori tedeschi, ceki, spagnoli, soprattutto gli ungheresi, vivono ancora il sesso come un gioco». I nostri no, si mostrano rassegnati e spenti, con l’eccezione dei big Rocco Siffredi e Roberto Malone, il primo ritiratosi dal giro per darsi alla pubblicità delle patatine, il secondo eletto «il Bob De Niro del porno» per prestanza ed espressività.
La signorina Neri, una quarantina di film hard alle spalle, è certamente un’autorità, sicché possiamo fidarci del suo impietoso giudizio. Ci si chiede, però, se anche fuori da quei set le cose vadano così male per il maschio italico. Si parla sempre di «ansia da prestazione», come se la faccenda fosse riducibile a una questione agonistica, un patetico/ridicolo rincorrere le nuove consapevolezze femminili dentro l’intramontabile guerra dei sessi. Credo che, in materia, sia difficile produrre indagini davvero convincenti, veritiere. A meno di non dare ragione al novantenne Dino Risi, il quale, dopo aver molto corso la cavallina, oggi teorizza: «Il sesso? La fatica è tanta, il piacere breve, la posizione ridicola».