Italiani «formiche», senza rinunciare alle vacanze

L’amore degli italiani per il risparmio e la casa di proprietà sembra ormai viaggiare a braccetto con un’altrettanto radicata passione per le vacanze e la buona tavola. Dall’«Osservatorio su Risparmio e Famiglie di Ing Direct», commissionato a Gfk Eurisko ed elaborato lo scorso luglio, emerge un Paese attento tanto alla gestione della spese, quanto desideroso di divertirsi e non più disposto a rinunciare ai piaceri della vita.
A differenza di quanto dicevano i nostri nonni, infatti, si è ormai diffusa la convinzione che non sia tanto importante risparmiare in modo continuativo, come stile di vita, ma adoperarsi per cogliere un obiettivo concreto. Compreso quello di costellare l’anno di periodi di vacanza che permettano di lasciarsi alle spalle i problemi di lavori e ritmi spesso troppo serrati.
Per molti sono poi irrinunciabili le spese per garantire la qualità dei pasti in casa o al ristorante. Nella top 10 delle priorità svettano infatti al primo posto alimentari di marca, prodotti culinari di qualità o semplici sfizi per il palato (nel 31% dei casi). Seguono le spese per i figli che includono non solo asili nido o baby-sitter, ma anche abbigliamento e accessori (il 22% la pensa così), o le spese per le vacanze e per auto e moto, irrinunciabili per il 16% degli intervistati, oltre che delle ormai onnipresenti cure-termali e di estetica (14%).
Condotta su un campione di mille individui rappresentativi della popolazione bancarizzata italiana, l’indagine dimostra come l’Italia sia timidamente ottimista verso il proprio futuro «finanziario» e appagata dalla sfera personale. Malgrado la crisi dell’economia mondiale abbia in molti casi reso ancora più difficile risparmiare, le famiglie non sembrano infatti perdersi d’animo: la metà degli intervistati (55%) riesce ad accantonare in media 100 euro al mese, pari al 5,2% medio del reddito mensile. Chi risparmia, in 7 casi su 10, taglia innanzitutto spese ritenute superflue o non necessarie: i settori più colpiti sono abbigliamento e accessori, servizi di telefonia. Gli italiani hanno poi sovente rimandato acquisti importanti come l’automobile, aspettano i saldi per fare shopping o cercano di risparmiare su energia elettrica e acqua, prestando attenzione allo spegnimento delle luci, all’uso di riscaldamento e condizionatori. Il Paese si divide in ogni caso abbastanza equamente tra cicale e formiche: gli italiani continuano a proclamarsi grandi risparmiatori, ma se per 6 su 10 (il 56%) risparmiare è importante, il 44% predilige il consumo. Trovare un equilibrio tra queste due necessità nei bilanci di famiglia non è sempre facile. Interrogati sulla situazione finanziaria della propria famiglia, 6 italiani su 10 dichiarano comuque una situazione di stabilità rispetto ad un anno fa (il 59%), 4 su 10 denunciano condizioni peggiori (39%) e meno di 1 su 10 (2%) dice di godere di una situazione finanziaria migliore. Guardando al futuro in un arco temporale di un anno gli ottimisti crescono dal 2 al 5%, i pessimisti si riducono al 33%, mentre coloro che non si aspettano cambiamenti significativi sono il 62%.
Nella pianificazione del risparmio un ruolo centrale è comunque rivestito dalle banche: secondo lo studio, il 23% degli intervistati dice, infatti, di essere alla costante ricerca di modi vantaggiosi di investire il denaro. Il primo passo è la scelta del conto corrente: lo utilizza per lasciare immobilizzato il denaro il 63% degli intervistati, contro il 28% che si affida ai conti di deposito bancari o ai buoni postali. Il restante 9% sottoscrive invece strumenti come i fondi d’investimento, nel tentativo di spuntare guadagni più elevati. In particolare 7 italiani su 10 ritengono ancora necessario lasciare tutto in liquidità, oppure investire in immobili. La garanzia del capitale è inoltre un valore-chiave per il 58% degli interpellati così come l’investimento in prodotti facilmente vendibili sul mercato. Nello scegliere la propria banca di fiducia, gli italiani attribuiscono poi grande importanza sia all’affidabilità dell’istituto (rilevante per il 74%), sia al fattodi avere commissioni ridotte. Un’altra ragione di scelta è l’esistenza di servizi di gestione a distanza. Secondo lo studio gli italiani che sono clienti di una banca diretta o di banca on line pura (senza sportelli o filiali) - che rappresentano oggi il 4% del totale- dimostrano un forte potenziale di crescita. Ci sarebbero, infatti, almeno 300mila nuovi clienti fortemente intenzionati a passare alla banca diretta nei prossimi sei mesi, e altri 2.400.000 che lo ritengono abbastanza probabile.