Gli italiani hanno già tolto la fiducia a Prodi

Paolo Bracalini

da Milano
Fiducia in caduta libera per il premier Prodi e per il governo in generale. L’ultimo sondaggio conferma la china discendente dei consensi, un moto costante e uniforme verso il basso iniziato già a luglio e accelerato nelle ultime settimane dalle stangate in Finanziaria. Dalla luna di miele con gli elettori, finita già due mesi dopo il voto, siamo alle pratiche per il divorzio. Il sondaggio Ipr Marketing commissionato da Repubblica dipinge un quadro cupo per tutti i ministri dell’Unione. Rispetto alla stessa indagine su un campione telefonico di 1.000 persone, effettuata a luglio e poi ancora a settembre, le percentuali dimagriscono pericolosamente. Da luglio a ottobre la fiducia nel governo scende dal 63% al 45%, e la maggioranza passa agli insoddisfatti (quelli che hanno «poca o nulla» fiducia nell’esecutivo sono il 52%). Negativo anche il giudizio sull’operato del premier (domanda: «Quanta fiducia ha in Romano Prodi come presidente del Consiglio?»), che perde 9 punti di consenso e ne guadagna invece 11 tra i delusi (dal 37% al 48%). La rilevazione si avvicina a quella dell’istituto Ferrari Nasi pubblicata dal Giornale a inizio ottobre, che registrava una sfiducia generalizzata (più del 63%) sull’onda dell’effetto Finanziaria. La classifica dei ministri fatta dal dipartimento Opinione dell’Ipr Marketing getta una luce sulle ragioni della disaffezione dell’elettorato. Così come l’opposizione alle grandi opere può spiegare il pessimo posizionamento del ministro verde Pecoraro Scanio (18esimo nella lista) e di quello ai Trasporti Alessandro Bianchi (53% di delusi), così l’indulto (attribuito all’iniziativa personale del ministro della Giustizia nonostante il voto di una maggioranza trasversale in Parlamento) potrebbe giustificare l’ultimo posto di Clemente Mastella nella graduatoria. Comunque la cosa non sembra preoccupare il Guardasigilli, che addebita la sua scarsa performance all’orientamento politico degli intervistati: «Tra i lettori di Repubblica non ce n’è uno che vota per me. Ma esistono anche altri giornali: c’è Il Mattino, c’è il Corriere di Ceppaloni... È come il sondaggio che dava il centrosinistra sette punti avanti alla Cdl. Cosa posso dire? Recupererò». Nella stessa classifica in cui Prodi è quartultimo, superato anche da Padoa-Schioppa (che dal 71% della fiducia crolla al 51%) e Fioroni (i delusi sono la metà), brillano solo Massimo D’Alema al primo posto con il 64% della fiducia, il ministro di Rifondazione Ferrero (che sale di 4 punti) e Di Pietro, che esce vincente dai duelli con Mastella (l’ex pm è al secondo posto con «solo» il 37% di sfiducia). Pessimo risultato per il «liberista» Bersani che perde 15 punti, per la Margherita con il vicepremier Rutelli che scende di 9 punti (fiducia al 55%) e il ministro delle Comunicazioni Gentiloni (-13 punti). «I dati del sondaggio sulla fiducia (o forse sarebbe il caso di dire sulla sfiducia) degli italiani nei confronti del governo mi paiono eloquenti in negativo» commenta Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera e deputato della Rosa nel Pugno, secondo il quale «sono in corso danni gravissimi (e, temo, difficilmente riparabili) nel rapporto con ampi settori di opinione pubblica». Prodi non interviene direttamente nel dibattito ma fa sapere, attraverso i suoi collaboratori, di considerare «fisiologico» un calo di consensi dopo le «indispensabili iniziative per il rilancio del Paese». Lettura opposta dalla Cdl, con il capogruppo di Forza Italia Schifani che attacca: «Il sondaggio è la conferma di una sensazione che viviamo nel nostro Paese. Basta girare l’Italia per toccare con mano quanto gli italiani siano addirittura preoccupati di questo governo».