«Gli italiani imposti dall’alto» l’accusa che fa irritare Müller

Un quotidiano ha tirato in ballo Buttiglione e il selezionatore non l’ha mandata giù

da Venezia

Ministeriale o no? È in corso un’aguzza polemica tra il direttore della Mostra, Marco Müller, e il critico del Messaggero, Fabio Ferzetti. A base di repliche e controrepliche. Tutto comincia domenica, quando il quotidiano romano così maliziosamente titola l’intervista a Müller: «A Venezia un festival come ministero comanda». Ovvero: il ministro Buttiglione chiede più film italiani e il direttore ubbidisce. Leggiamo il passo incriminato: «Mai visto che Venezia non avesse tre film italiani in concorso. Il nostro azionista di maggioranza, il ministro della Cultura, è stato chiaro. Va bene diminuire il numero totale dei film, ma ci devono essere almeno sette italiani in selezione ufficiale, cioè un ottavo dell’insieme». In realtà i titoli italiani sono dieci, a includervi Mary di Abel Ferrara.
Il giorno dopo, letta l’intervista, Müller rilascia alle agenzie piccate dichiarazioni. Del tipo: «Non si raccontino storie sul fatto che noi della Mostra saremmo i ministeriali che ricevono ordini e tutti gli altri sono liberi pensatori. Bisogna avere il senso della realtà e della storia. Quando mai festival grandi come Cannes e Berlino non riservano uno spazio privilegiato al proprio cinema nazionale?». Dunque: «Se anche questa è la funzione dei festival, noi abbiamo il compito di esaltare la visibilità del cinema italiano». In effetti, può non piacere, ma è andata sempre così: fino a due anni fa con de Hadeln, prima con Barbera, Laudadio, Pontecorvo, Biraghi, Rondi, eccetera. Ferzetti, però, non ci sta. E attacca: «Müller “non accetta ordini da nessuno”, né accetta “inutili provocazioni”. Buon per lui. Solo che si trattava di un'intervista, non di un corsivo, e quelle cose il direttore le ha dette di sua sponte». Una sola domanda: a questo punto non sarebbe meglio vedere i film e poi riparlarne?