Per gli italiani di Malindi un solo disagio: poca birra

Le spiagge sull’oceano sono lontane dagli scontri, ma la stagione turistica è a rischio

nostro inviato a Malindi

Sono preoccupati per la guerra etnica scatenata nel nord del Paese gli italiani d’Africa. Sono quelli della piccola comunità di Malindi che sono riusciti a trasformare questa parte di costa in un paradiso per vacanze esotiche. Basta pensare che ormai sono circa 2.500 gli italiani che hanno comperato casa tra Watamu, Malindi e Lamu. Chi grandi ville lussuose come Flavio Briatore, chi qualcosa di più piccolo e facilmente gestibile ma tutti ci vengono e tornano con instancabile entusiasmo, dato che qui hanno la sensazione di non essere più turisti ma viaggiatori. Il mal d’Africa insomma colpisce senza esclusioni di censo e di portafogli. E poi ci sono gli operatori come Marco Vancini, in Kenya dal 1986, che sulla costa di Malindi ha tre alberghi, strutture che danno lavoro a oltre 600 persone, e che vedono la stagione invernale sfumare. «Tutti i turisti che dovevano arrivare la prossima settimana hanno cancellato la prenotazione - spiega – eppure i disordini sono a 500 chilometri da qui. Sulla costa tutto è tranquillo, anche perché non ci sono né Kikuyu né Luo, le due etnie in lotta, ma soltanto i più miti Giriama. Se la situazione non migliora dovremo lasciare a casa parecchie persone che fanno la stagione con noi. E le strutture piccole saranno costrette a chiudere».
Per il turismo, che è una delle primarie attività del Kenya, si tratta di un disastro perché oltre alla perdita di presenze per gli alberghi sulla costa non ci saranno più turisti da accompagnare nei safari, una delle attrazioni più interessanti del Paese. Del resto è vero che per gli italiani in vacanza a Malindi, a parte le immagini dei disordini a Nairobi e il resoconto del numero dei morti in televisione che creano comunque uno stato di disagio, i problemi sono stati pochi. Qualche birra in meno, per la scarsità di rifornimenti tra Nairobi e Mombasa e dunque Malindi, ma soprattutto per 24 ore nessuna preziosa carta telefonica Safari.com, che permette di chiamare in Italia con il cellulare evitando di pagare l’esoso roaming pari a cinque dollari al minuto. Qualche problemino anche con la benzina, il cui prezzo è raddoppiato a Mombasa in poche ore, ma i turisti sono comunque partiti, anche se sotto scorta della polizia, almeno per il primo tratto, per i safari programmati.
Ma quando questa settimana finirà, anche i turisti se ne andranno e di nuovi, per il momento, non ne arriveranno. Le maggiori agenzie turistiche, come Best Tours per esempio, ligie all’avviso lanciato dalla Farnesina, hanno cancellato il Kenya dalle loro mete. I turisti prenotati per le partenze del 4 e 5 gennaio sono stati dirottati su altre destinazioni, tipo i Caraibi o Mauritius, oppure hanno avuto l’opportunità di posticipare il viaggio in Kenya quando la situazione sarà più tranquilla. Soltanto alcuni proprietari di case non hanno rinunciato e sono attesi per il fine settimana.