Gli italiani nel cuore di New York tra Blade Runner e Toro Seduto

Con Diesel e Malo sfila «l’etno-futuristico». Della Valle sbarca sulla Madison

da New York

Un italiano a New York è come se fosse a casa. Aggirarsi per la Madison e street limitrofe significa constatare che il made in Italy detta legge. L’Italia è qui. Un italiano a New York, se questo italiano si chiama Renzo Rosso, capisci che la Grande Mela ce l’ha in mano e la sgranocchia a piacere. La sua pedana, quella di Diesel, intanto, l’ha posizionata nel salone di una ex banca americana (ora di proprietà Cipriani che affitta per eventi con catering obbligatoriamente Cipriani), un salone da film, tanta la suggestione e l’atmosfera che riesce a trasmettere. E qui sfilano ragazzi e ragazze di una ipotetica tribù futurista, una Blade Runner a metà tra i nativi d’America e la fantascienza. Wilbert Das, direttore creativo di Diesel, si è buttato in un’impresa difficile ma che ha dato risultati più che positivi: alzare molto la vita dei jeans e renderli metallici. C’è quello nero in lamè color rame, c’è argento, bianco e un tocco di vintage. Ma ci sono anche gli abiti, le tute, le salopette e capisci che la tela jeans è così camaleontica da diventare tutto quel che vuoi e ti fa chiudere il fatturato 2006 a 1 miliardo e 150 milioni di euro.
Non sono giovani che amano passare inosservati, sono capaci di infilarsi un cappello-corona con visiera e penne nere di mezzo metro: un Sioux talmente bravo a viaggiare in internet che il sito della Diesel lo visita almeno una volta al giorno. «È il sito della moda più cliccato al mondo», dice orgoglioso Renzo Rosso. In prima fila Valeria Golino con il suo Riccardo Scamarcio e i cantanti Josh Stone e Wyclef Jean, uno dei tre della band Fugees.
Due italiani a New York, invece, raddoppiano il successo di Malo del gruppo Itierre: «6267», ovvero Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, stilisti della griffe (un mix di pugliese e bolognese che lavora a Mantova) hanno un che di geniale a trattare il filato più pregiato, il cashmere. Questa volta l’hanno cotto, garzato, ritinto per diventare compatto, secco, scultoreo ma incredibilmente dolce al tatto. Malo torna per la terza volta consecutiva a sfilare a New York. Oltre cinquecento gli invitati eccellenti tra cui Lenny Kravitz, Beatrice e Matilde Borromeo, la principessa Romanoff. E ad aprile aprirà qui a New York, dopo le inaugurazioni di Parigi e Milano, prestigiosi spazi del nuovo «headquarter» a Battery Street.
E se un italiano a New York si chiama Diego Della Valle, esagera e ti schiaffa dei Picasso e pezzi di Herve Van Der Straeten in negozio. Certo chiamarlo negozio, questo spazio di Roger Vivier (marchio di Della Valle) al 750 di Madison Avenue, 250 metri quadri su due piani di lusso sfrenato, è quanto meno riduttivo. «È il segno del lusso vero e moderno, il sogno al suo livello più alto, c’è l’atmosfera della casa», dice. Una casa con tanto di «private room». Il marchio delle scarpe francesi per eccellenza, ormai parla italiano e si avvale dello stile di Ines de la Fressange e dei perfetti modelli di Bruno Frisoni. Entusiaste dello sbarco di Roger Vivier a New York sono arrivate Gwineth Paltrow, Uma Thurman e Kate Winslet.