Italiani nel mirino dei talebani: terzo attacco in una settimana

Si chiama Alessandro Iosca il caporale dei paracadutisti di 23 anni ferito ieri in un’operazione contro i talebani nell’Afghanistan occidentale. Il terzo scontro a fuoco con i militari italiani, fra Kabul e la provincia di Badghis, nell’ultima settimana. Questa volta, però, i parà del 183° reggimento Nembo di Pistoia sono passati all’offensiva assieme ai soldati dell’esercito afghano, che addestriamo. L’operazione è ancora in corso e punta a garantire il controllo di alcune zone infestate dai fondamentalisti in armi vicino alla base avanzata di Bala Murghab, dove sventola il tricolore.
Ieri verso le 13 in Italia (le 15.30 in Afghanistan) la colonna di parà della Folgore e militari afghani, proveniente da sud, stava avanzando. Alcune decine di insorti hanno teso un’imboscata ai blindati Lince. Una grandinata di fuoco è piombata sui nostri a soli 5 chilometri dall’ex cotonifico di Bala Murghab, trasformato in fortino, nella provincia di Badghis. La battaglia è scoppiata vicino al villaggio di Akazai, quattro case in mezzo a delle montagne di sabbia, dove passa una sola maledetta pista, che dietro ogni curva può nascondere una trappola. I talebani si sono messi a sparare con armi leggere, i fucili mitragliatori kalashnikov e lanciarazzi a spalla Rpg. «I paracadutisti del 183° hanno immediatamente risposto al fuoco» spiega il maggiore Marco Amoriello, portavoce del contingente ad Herat. Il caporale Iosca, di Roma, era in ralla, la botola sul tetto dei blindati Lince, attaccato alla sua mitragliatrice pesante. Mentre sparava contro le sorgenti di fuoco dei talebani «una scheggia l’ha colpito al braccio sinistro ferendolo in maniera leggera» dichiara Amoriello. La battaglia è durata un quarto d’ora impegnando anche i militari dell’Ana, l’esercito afghano. La potenza di fuoco italiana ha travolto i talebani. Da Herat il portavoce conferma che i fondamentalisti in armi «hanno subito delle perdite, anche se non abbiamo una stima del numero esatto». Al resto ci ha pensato una coppia di elicotteri d’attacco Mangusta del 7° reggimento Vega di Rimini. Piombati sulle teste dei talebani a volo radente hanno mostrato tutta la forza di queste falchi d’acciaio. Non c’è stato bisogno di sparare o lanciare razzi, sostengono dal comando italiano. I seguaci di mullah Omar sopravissuti si sono dileguati e l’operazione congiunta di controllo del territorio è andata avanti. La scheggia ha trapassato il braccio del paracadutista. Probabilmente era di un razzo o è stata provocata da un’esplosione degli Rpg talebani.
Il caporale Iosca, pur avendo subito una ferita leggera, è stato subito trasportato alla base di Bala Murghab. Un elicottero è partito in missione Medevac per trasportarlo all’ospedale ad Herat, dove c'è l'ospedale da campo. Il giovane militare ha parlato al telefono satellitare con i familiari per rassicurarli sulle sue condizioni.
Pochi giorni fa una pattuglia della Folgore è rimasta coinvolta in uno scontro a fuoco di un’ora a soli due chilometri dalla base avanzata. Dallo scorso anno gli italiani sono i primi soldati della Nato a presidiare la zona dai tempi dei sovietici. Da un paio di mesi i comandi americani registrano un aumento delle violenze nell’incerta area occidentale. Dove si trova il grosso del nostro contingente in Afghanistan, che in giugno arriverà a 3.100 uomini. Il generale Rosario Castellano, comandante del settore Ovest, guida 4.000 soldati di varie nazioni. A breve diventeranno quasi cinquemila con i rinforzi in arrivo dall’Italia e dalla Spagna per le elezioni presidenziali.