Gli italiani non meritano di stare su una nave senza timone

L'immagine della Quercia, a mio avviso, altro non è che l'icona di una sinistra che da mesi ha avviato un processo di implosione o forse sarebbe il caso di dire una potatura dei suoi rami, in pieno inverno: «Rischia una bella gelata!». Partiamo innanzitutto dai suoi ex sostenitori: l'episodio di Torino, dove numerosi operai di Mirafiori hanno abbandonato le loro tessere. Poi è scoppiato il caso Nicola Rossi, il quale ha lasciato i Ds affermando: «Si può fare politica per una vita intera senza mai farla veramente e farla per un giorno solo mettendoci la passione di una intera vita». Parole sacrosante! Dopodiché, lo strappo del deputato diessino Giuseppe Caldarola, che ha deciso di non partecipare al Congresso di aprile. E da ultimo, anche se sono convinto che qualche altra «foglia di questa quercia» in questo momento mi sfugge, il presidente del Consiglio regionale della Liguria, Mino Ronzitti, il quale insieme ad una sessantina di dirigenti genovesi ha restituito la propria tessera di partito. Ebbene, questa fuga di tessere forse paragonabile anche alla fuga dei capitali all'estero scaturita grazie alle manovre politiche dello stesso governo, dovrebbe far riflettere un po’ tutti, in primis Romano Prodi, il nostro capo di governo, che subisce invece l’emorragia del più grande partito della sua maggioranza, dando l’impressione di non capirla e di esserne tenuto in disparte. Perché i cittadini, tutti capaci di intendere e di volere, non meritano assolutamente di essere a bordo di una nave senza un comandante al timone e senza equipaggio.