«Gli italiani non vogliono questi finti matrimoni»

da Roma

Si definisce una «trentenne anomala». Perché nonostante la convinzione diffusa che l’Italia di oggi sia cambiata e che soprattutto le giovani generazioni guardino con favore a una legge che regolamenti le unioni di fatto, Mara Carfagna non esita un attimo. Trentadue anni a dicembre, una laurea in Giurisprudenza da 110 e lode, un passato da conduttrice tv e un presente tra i banchi di Montecitorio, la deputata di Forza Italia è convinta che i Pacs non siano altro che una «minaccia per la famiglia». «Sono cresciuta con dei valori di riferimento - spiega nel suo impeccabile tailleur - perché avevo una famiglia solida alle spalle. E più che un problema generazionale credo si tratti di una questione di coscienza, di come s’intende la vita e il rapporto di coppia. Eppoi, più mi guardo intorno, più mi sembra che siano in tanti a pensarla come me».
Insomma, non è vero che l’Italia è cambiata?
«La mia è un’opinione personalissima, ma credo che la maggior parte degli italiani la pensino così. E per la stessa ragione penso che i Pacs non siano un problema che il Paese sente come urgente. Insomma, in un momento in cui la famiglia tende a dissolversi, sarebbero molto più meritevoli iniziative di sostegno come quelle che stanno portando avanti in Francia. Per esempio, di sostegno alla natalità».
L’obiezione la conosce: e l’uguaglianza dei diritti? E gli omosessuali?
«Andiamo con ordine».
Prego.
«Quello della diseguaglianza è un falso problema. Non si vede, infatti, perché chi consapevolmente rifiuta di sposarsi facendosi carico dei diritti e doveri che ne derivano debba pretendere di godere lo stesso di quei diritti senza curarsi dei doveri. Dice bene Marcello Pera: non è un problema di diseguaglianza ma di libera scelta. Uno può decidere di sposarsi o di non farlo, ma non pretendere i diritti che derivano dal matrimonio senza che si instauri il regime matrimoniale».
C’è anche chi non può sposarsi pur volendo farlo, i separati per esempio.
«Dopo il fallimento di un matrimonio, aspettare tre anni per risposarsi mi pare doveroso. Non credo sia questo il punto».
Passiamo agli omosessuali. Hanno torto a sentirsi discriminati?
«Guardi, io sono contraria a qualsiasi forma di discriminazione. Ma qui non si tratta di discriminare, si tratta di proibire. La tutela giuridica che deriva dal matrimonio trova fondamento nella tutela del nascituro, delle generazioni future. E invece su questo c’è troppa confusione in giro, soprattutto nel governo e nella maggioranza. Mettere sullo stesso piano il matrimonio con le unioni omosessuali non è solo un errore, è anche un rischio. È il primo passo verso l’adozione per le coppie omosessuali. Provvedimenti di questo genere rischiano di stravolgere il Paese».
E la reversibilità della pensione? L’assistenza ospedaliera? Il diritto di subentrare nell’affitto?
«A questo si può arrivare con semplici modifiche al codice civile. Eppoi, su molti di questi punti la giurisprudenza ha già fatto tanto. Nel riconoscere il diritto a subentrare nel contratto di locazione, per esempio, è concorde da tempo. La verità è che oggi si sta facendo un gran rumore che ha solo un valore simbolico e ideologico».