Gli italiani puntano sulle pietre In 8 mesi vendite per 153 milioni

Transazioni per 1,5 miliardi di euro in 40 anni di attività

Fabrizio de' Marinis

Eterno desiderio di voluttà e bellezza. Gli italiani amano puntare sui diamanti. Anche a causa della crisi. Lo dicono i numeri presentati da Intermarket Diamond Business (IDB), società leader in Italia nel commercio di queste gemme per investimento, che opera, principalmente, attraverso il canale bancario, in accordo con i maggiori istituti. Nei primi 8 mesi del 2016, le transazioni in pietre di IDB sono aumentate del 35% nelle vendite, passate da 110 a 153 milioni di euro tra gennaio e agosto. Le stime, per fine anno, indicano un aumento, rispetto al 2015, intorno al 40%. L'investimento alternativo in diamanti è già largamente diffuso in Italia, con una particolare concentrazione nelle regioni del Nord. Primeggia l'Emilia Romagna con poco meno di 40 milioni d'investimenti privati, seguita da Veneto (30), Lombardia (29), Toscana (24) e Liguria, con poco più di 10 milioni.

IDB, che festeggia i 40 anni d'attività, ha gestito, fino a oggi, transazioni per un valore di circa 1,5 miliardi, in progressivo aumento. Solo nel 2015, i diamanti commercializzati, sono stati oltre 15mila.

«Oggi, con una quota largamente maggioritaria spiega l'ad Claudio Giacobazzi - IDB è leader in Italia nella commercializzazione del diamante quale bene di investimento sul lungo termine. Tratta, infatti, solo pietre riconosciute, sigillate e certificate dai maggiori organismi internazionali. Operando principalmente attraverso il canale bancario, offriamo una consulenza sull'investimento informando e guidando il cliente nell'acquisto e nell'eventuale rivendita. Siamo un market maker del settore, pubblichiamo regolarmente le quotazioni dei diamanti trattati, consentendo così una maggiore liquidità del mercato».

E ora un po' di storia: nel 1976 una giovane donna di origine argentina fonda, in Italia, la prima società d'intermediazione di diamanti da investimento, IDB appunto. Antinea de Rico (l'80% della proprietà è ancora in mano alla famiglia) voleva fare l'agente di cambio, ma la professione, allora, era interdetta alle donne. Ripiegò sulla consulenza finanziaria, presso l'Amincor Bank di Zurigo, legata al Banco Ambrosiano. L'idea di intermediare diamanti arrivò in seguito, quando nel 1974, il crac trascinò nel gorgo anche il portafoglio dei clienti dell'Amincor Bank. Gli unici investimenti a salvarsi furono quelli in diamanti. Antinea capì che queste pietre preziose, tagliate a gemma, di particolare purezza e colore, avevano il potere di conservare il valore del capitale anche in situazioni drammatiche. L'intuizione fu quella di offrire, prima di tutto, un servizio per investire in diamanti certificati e riconoscibili, per mettere al riparo una porzione del proprio capitale dalle turbolenze del mercato. Da allora, oltre 70mila italiani hanno trovato rifugio nei diamanti da investimento.