Italiani rapiti in Mauritania: al Qaeda rifiuta di trattare

I referenti del gruppo islamico filo al Qaeda rifiutano di trattare per la liberazione di Sergio Cicala e sua moglie Philomene Kabouree

Nouakchott - Non si intravede ancora alcuno spiraglio. E, proprio per questo, cresce l'apprensione per la sorte di Sergio Cicala e Philomene Kabore, i due italiani rapiti il 18 dicembre scorso in Mauritania. I referenti dell’organizzazione di al-Qaeda nel maghreb islamico, attivi nelle regioni del Sahara, si rifiutano di trattare la liberazione degli ostaggi europei finiti nelle loro mani con i mediatori che in passato hanno trattato per il rilascio di altri ostaggi occidentali. Secondo quanto riferisce una fonte locale al giornale algerino "el-Khabar", l’emiro Abdel Hamid Abu Zayd al-Sufi, che comanda la cellula di al-Qaeda responsabile dei sequestri, si sarebbe rifiutato di avviare una trattativa con i mediatori tribali che in passato, delegati dai governi europei, erano riusciti ad aprire un canale per giungere alla liberazione degli ostaggi sequestrati in Africa dai terroristi islamici.

Mediazione di Spagna e Francia Il giornale algerino parla di tentativi di aprire una mediazione con i terroristi avviati dai governi di Spagna e Francia. In questo momento, oltre ai due italiani rapiti la scorsa settimana in Mauritania, gli uomini di al-Qaeda hanno nelle loro mani tre cooperanti spagnoli, presi in ostaggio in Mauritania a fine novembre ed ora detenuti in Mali, e un francese che era stato sequestrato sempre a fine novembre nella città di Menaka, nel nord del Mali. In relazione in particolare a questi due sequestri, sembra che i mediatori si trovino già lungo il confine tra Mali e Nigeria.

Nessuna risposta Eppure non hanno ricevuto alcuna risposta da parte dei loro referenti di al-Qaeda come Muhammad al-Tazwuiri o dal terrorista tunisino Ibn al-Sharqi Muhammad o dal portavoce del gruppo in questione, Yahya Jawadi, e nemmeno da Hamid al-Sufi. Questi esponenti di al-Qaeda erano stati i referenti usati dai mediatori in particolare per ottenere il rilascio di tutti gli occidentali sequestrati tra il 2008 e il 2009. Ruolo fondamentale in quelle circostanze lo avevano giocato Hamid al-Sufi e il terrorista algerino di origini mauritane, Adaha Nahi Abdullah.

Il rapimento Sergio Cicala (65 anni) e la moglie Philomene Kabore (39), rapiti il 18 dicembre in Mauritania, erano partiti a fine novembre da Carini, centro a pochi chilometri da Palermo, dove vivevano nella frazione marinara di Villagrazia. Dopo una sosta in Mauritania avrebbero dovuto raggiungere in macchina il Burkina Faso, per andare a trovare i parenti della donna, che è originaria di quel paese.