Gli italiani sono immunizzati da Prodi

Avendo il governo Prodi superato di slancio la boa del secondo anno e ricordando la sua posizione e quella del suo giornale nei giorni immediatamente seguenti l'arrivo di Prodi a Palazzo Chigi (mi riferisco all'assoluta certezza che da lì a poco il governo sarebbe caduto, al dare per certo che Prodi non avrebbe mangiato a Palazzo Chigi il panettone del Natale) le chiedo: quali erano i fondamenti di questa così salda certezza? Di quali informazioni disponevate per dire con tanta sicurezza una cosa del genere?


Senza calcolare il genuino, spontaneo auspicio di liberarsi al più presto dell'imbarazzante democristiano, boiardo di Stato, barbugliante e goffo, prolisso al punto da affastellare il proprio programma in trecento pagine fitte fitte, a capo di un governo di cento fra ministri e sottosegretari (per un totale di duecento auto blu), le informazioni delle quali disponevo erano le stesse che aveva sott'occhio anche lei, carissimo e combattivo Poreno. Avevo, senza essere il solo, la certezza che testa quedra sarebbe caduto in men che non si dica per due motivi: primo, l'esiguità - uno, due voti - della maggioranza in Senato puntellata, come non bastasse, dalle stampelle dei senatori a vita. Secondo, l'incompatibilità politica, ideologica e culturale delle componenti della sua (risicata) maggioranza. Non misi nel conto, e sbagliai a non farlo, il forsennato attaccamento di Prodi alla poltrona, ciò che gli ha consentito - a botte di voti di fiducia e attenendosi al precetto dei don Abbondio, quieta non movere et mota quietare, in pratica non governando - di restarsene in sella.
Assunte le mie responsabilità, mi lasci dire un'altra cosa, caro Poreno: a conti fatti la mia cantonata s'è risolta in un vantaggio per me (destra) e in un danno per lei (sinistra). Vado a spiegarmi: se Prodi fosse caduto subito, a Natale, il popolo della sinistra non avrebbe avuto il tempo di sperimentarne l'inanità unita, in micidiale mistura, alla boria malamente mascherata da burbanza. Non avrebbe cioè avuto conferma il noto assioma montanelliano che applicato a Prodi recita così: «Stia al governo, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore: una malattia, una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Prodi a Palazzo Chigi. Soltanto dopo saremo immuni». Andando alle elezioni prima che il popolo della sinistra fosse vaccinato, la sinistra medesima si sarebbe mobilitata per rincarare la dose e con ogni probabilità dar cappotto alla destra. Al contrario, restandosene Prodi abbarbicato alla poltrona, sempre in forza dell'assioma montanelliano lui e con lui tutta la sinistra di governo ha perduto e seguita a perdere consensi. Un dato di fatto che seppur obtorto collo anche la sinistra riconosce, ammettendo che se andassimo alle elezioni oggi sarebbe la destra a dar cappotto. In sostanza, caro Poreno, io mi son sbagliato nel predire che Prodi non avrebbe mangiato il panettone a Palazzo Chigi. Però ora mi ritrovo qui, sulla sponda del fiume, a fregarmi le mani aspettando di veder comparire non soltanto il testa quedra, che fra l'altro, poveretto, mi fa persin pena, ma i sogni di una rinnovata vittoria elettorale della sinistra. E il 28 ottobre 2008, San Cirillo, data a partire dalla quale scattano le pensioni per gli eletti in questa legislatura, bussa alle porte. Toc toc.