Gli italiani tornano in Irak, ma è vietato parlarne

Non è proprio un segreto, ma se non se ne parla tanto di guadagnato. Il nostro governo e il nostro ministero della Difesa probabilmente la pensano così. Difficile, altrimenti, spiegare la cortina di silenzio tirata intorno alla missione di 41 carabinieri attesi a Bagdad per contribuire, come previsto dai nostri impegni Nato, all’addestramento della polizia irachena e alla formazione di alcune unità specializzate nella lotta al terrorismo.
L’uomo più importante e più dimenticato di questa missione è il generale di divisione Alessandro Pompegnani. Non un generale di retrovia, non un vecchio arnese della riserva, ma un veterano dell’Irak, vicecomandante a Bassora - dall’ottobre 2005 al maggio 2006 - della Forza multinazionale Sud e numero due – dallo scorso 21 giugno - della cosiddetta “Missione addestramento Nato”. Avviata nell’agosto 2004 dall’Alleanza atlantica, la missione ha il compito di addestrare e formare le unità e i quadri delle forze di polizia irachene. Non è un impegno clandestino. Il nostro Paese vi partecipa con altre 18 nazioni e la legge 38 approvata dal Parlamento il 29 marzo scorso le affida fondi per di 10 milioni 389mila 747 euro.
Tuttavia del generale Pompegnani e del manipolo di carabinieri, già in Irak per preparare la missione dei 41 colleghi in arrivo ad ottobre, è meglio non parlare troppo. Non sono là né per combattere, né per uccidere. Hanno solo l’arduo compito di trasformare la polizia irachena in una forza capace di fronteggiare il terrorismo e di proteggere i civili dalle bombe quotidiane. Ma dovranno farlo di soppiatto. Senza farlo sapere all’opinione pubblica. E soprattutto senza provocare grane al governo. Lo scopriamo mercoledì mattina quando un’e-mail dell’ufficio stampa Nato di Bagdad ci informa che il giorno dopo il generale Pompegnani sarà al centro informazione della capitale irachena per illustrare l’incarico assunto dai carabinieri. Incuriositi chiediamo l’autorizzazione a un’intervista telefonica, ma il maggiore Herdis Sigurgrimsdottir, addetto stampa della Nato in Irak, ci scoraggia subito. «Per noi non ci sono problemi, ma dovete prima ottenere il via libero del vostro ministero della Difesa e sembra non sia facile».
Fiduciosi indirizziamo la richiesta alle nostre autorità, ma la previsione si rivela infallibile. Dopo 24 ore gli imbarazzati ufficiali dello Stato maggiore Difesa ci fanno capire di non aver nessuna risposta dal ministero. E di non prevederne alcuna. Sulla missione fantasma dei nostri 41 carabinieri restano solo le solitarie parole pronunciate a Bagdad dal generale Pompegnani. Sui siti del ministero della Difesa non ne troverete traccia e dunque ve le riferiamo noi. «Il tipo di addestramento fornito dai carabinieri – spiega il generale Pompegnani - sarà quello tipico delle unità di gendarmeria e servirà a consolidare la Polizia nazionale irachena creando una forza di polizia militare su base professionale, riempiendo quel vuoto che attualmente esiste tra forze di polizia e le forze armate».
I 41 carabinieri accampati a Camp Dublin, una base all’interno dell’immensa zona protetta intorno all’aeroporto, avranno insomma un compito cruciale. Dovranno trasferire l’esperienza dell’Arma agli ufficiali e ai sottufficiali iracheni mettendoli in grado non solo di difendere le caserme, ma anche di svolgere indagini, seguire le tracce dei terroristi e lavorare a contatto con la popolazione locale. Gli aspiranti gendarmi iracheni dovranno insomma imparare a preparare un’inchiesta, raccogliere informazioni e trasformarli in indizi e prove. Ciascuno degli otto battaglioni, dopo tre mesi di corso, sarà in grado sia di affrontare i terroristi sul campo sia di condurre le ricerche indispensabili per individuare le basi e i centri dell’attività insurrezionale. Il lavoro dei nostri carabinieri si sommerà, insomma, ha spiegato il generale Pompegnani, al normale addestramento fornito alla polizia da altre squadre di addestramento della Nato e punterà alla creazione, entro due anni, di unità altamente specializzate.
La scelta di affidare all’Arma questo importante compito non arriva a caso. I carabinieri, oltre ad affiancare sofisticate attività investigative ed esperienza nella lotta al terrorismo ad alte capacità operative, hanno già svolto missioni simili nei Balcani e in Africa e dal 2003 hanno guidato l’addestramento della polizia irachena a Nassirya.