Un italiano su due ignora il referendum sulla procreazione

Secondo un sondaggio il 44,7% andrà a votare mentre il 31,6 è ancora indeciso. Tra i cattolici il 37,7 non diserterà il seggio

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

A tre settimane dal voto, il 53 per cento degli italiani è a conoscenza che il 12 e 13 giugno si terrà un referendum sulla fecondazione assistita e il 19,8 per cento «sa esattamente di cosa si tratta». Il 44,7 per cento dichiara che certamente andrà a votare, il 23,8 ha deciso di astenersi e il 31,6 è indeciso.
Sono i risultati di un sondaggio commissionato dalla Federazione dei Liberaldemocratici, aderente al Comitato per il Sì, ed effettuato dalla società indipendente ProQuest, su un campione di duemila interviste telefoniche.
Il dato principale che emerge è la scarsa conoscenza dell’appuntamento referendario. Se un italiano su due sa del voto del 12 e 13 giugno, alla più specifica domanda «Sa esattamente di cosa si tratti?», solo il 19,8 per cento è in grado di specificare nel modo giusto: «Un referendum sulla fecondazione assistita». Il 22,7 risponde genericamente «un referendum». Il 5,6 è convinto che ci siano «elezioni amministrative», il 4,3 parla di «altri voti». Il 39,8 per cento non sono in grado di rispondere.
Tra i 44 intervistati su 100 intenzionati a votare, prevalgono i sì: 49,2 per cento. Il 33,7 per cento voterà no, il 17,1 non ha ancora deciso. La convinzione di votare allo stesso modo sui quattro quesiti riguarda il 74,5 per cento.
Tra chi intende astenersi, prevale la motivazione «c’è troppa confusione sull’argomento, non è stato colto dalla gente» (26,7 per cento).
Secondo il Comitato per il sì, è la prova della mancanza d’informazione sul referendum, motivo per cui dieci scienziati e ricercatori avvieranno nei prossimi giorni uno sciopero della fame.
Il sondaggio fornisce anche informazioni più specifiche. Sorprendenti quelle sui cattolici praticanti: quelli che vogliono votare (37,7 per cento) prevalgono su chi intende astenersi (29,9), nonostante l’esplicita e ripetuta indicazione delle gerarchie cattoliche. Alto il numero di indecisi: 32,5 per cento.
Molto differenziati i comportamenti degli elettori sulla base della collocazione politica. Tra quelli di centrodestra prevalgono gli astenuti (36,3 per cento contro 31,6), mentre tre elettori di centrosinistra su quattro sono intenzionati a votare e solo il 18,5 vuole astenersi.
Nell’Unione, suscita polemica l’appello di Enrico Boselli, segretario dello Sdi, alla Margherita: «Mi auguro che non ci sia una campagna politica per l’astensione da parte di Rutelli e della Margherita, lo considererei un errore e aggiungerebbe difficoltà alla nostra coalizione». «Un’intimazione inaccettabile», replica il deputato Enzo Carra.
Ma non sono solo gli alleati laici a far pressione sul partito di Francesco Rutelli: ci sono anche i suoi militanti. Che si fanno sentire nel sondaggio telematico (imprudentemente?) promosso sul sito internet della Margherita (www.margheritaonline.it). Finora, tra i 3.622 frequentatori del sito che hanno deciso di partecipare al sondaggio, il 46,2 per cento voterà quattro sì, l’11,6 per cento «alcuni sì e alcuni no», il 6,3 per cento quattro no. Il 35,9 per cento intende astenersi.
Il sito ospita anche i commenti dei «navigatori». E si va dagli appelli all’astensione «perché l’embrione è vita umana» alle più classiche distinzioni liberali tra convinzioni personali e leggi: «La mia fede non deve essere una limitazione delle libertà individuali di qualun altro».
«Una bella sorpresa - dice il segretario dei Radicali, Daniele Capezzone - di cui mi auguro che Rutelli voglia tenere conto dando voce al popolo della Margherita che, per come si manifesta sul sito ufficiale, dà un’indicazione interessante e liberale».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it