Italiano ucciso, per la sinistra è colpa di Israele

Interrogate le ragazze che erano con la vittima, ma non è stato possibile fare un identikit. Rilasciati i cinque palestinesi fermati

Raffaela Scaglietta

da Roma
«Non rinchiuderti, partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada», scriveva Angelo Frammartino sul suo blog parafrasando Vladimir Majakovskij, il poeta della rivoluzione russa. Ma il giovane cooperante pugnalato alla schiena due giorni fa non sapeva di certo che proprio in strada, nelle vie di un quartiere vulnerabile della Gerusalemme Est, avrebbe trovato l’odio e poi la morte. Una morte che ha scosso opinione pubblica, istituzioni, il mondo delle ong e quello politico.
«L’uccisione di Angelo Frammartino è un atto determinato ed efferato», ha commentato Romano Prodi, in contatto diretto con il ministro degli Esteri e con il ministro della Difesa.
«Dispiace molto per la morte di Angelo Frammartino, il giovane volontario e messaggero della pace ucciso a Gerusalemme - ha detto il segretario della Democrazia Cristiana Gianfranco Rotondi. «A persone come Angelo andrebbe dato il premio per il Nobel per la pace perché operatori di umanità e testimoni di solidarietà».
Angelo lavorava su un progetto sostenuto da Cgil e Acri per lo sviluppo del centro sociale Burj Al Laq Laq - La Torre del Fenicottero - in un quartiere arabo della città vecchia a cui si appoggiano giovani, bambini, donne e disabili mentali. In rispetto di questa nobile causa si è espresso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha inviato ieri una lettera ai familiari ricordando «la vita generosa stroncata nel pieno della gioventù da un barbaro assassinio».
Il presidente ha scritto anche al segretario generale della Cgil, al presidente dell’Arci, al sindaco di Monterotondo, città di residenza del giovane volontario, sottolineando che al conflitto in Medio Oriente «occorre porre fine al più presto, attraverso un accresciuto impegno della comunità internazionale, alla determinazione e alla buona volontà dei popoli amanti della pace».
Intanto ieri sera sono tornati in Italia gli undici ragazzi del gruppo dei volontari che lavoravano con Angelo. Sotto choc, giovanissimi, con poca voglia di parlare e tanta tristezza addosso. Ad accoglierli c’era il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, che ha detto: «Non si capisce bene ancora cosa sia accaduto, abbiamo comunque trovato improprie le notizie su presunti attacchi terroristici e non è ancora ben chiara la dinamica. Un volo di Stato rimpatrierà nei prossimi giorni la salma del volontario».
Per la sinistra l’omicidio di Angelo è colpa di Israele. Secondo Anna Bucca, responsabile per l’Arci dei campi di lavoro in Palestina, l’uccisione del giovane volontario è un gesto isolato, frutto di una società che è stata volutamente disgregata, sotto occupazione e senza alcuna politica sociale.
E Marco Rizzo, presidente della delegazione dei comunisti italiani al Parlamento europeo, aggiunge: «Questo triste evento deve farci riflettere sulla gravità della situazione e su come terrorismo e guerra preventiva non facciano che aumentare l’odio». «Occorre fare di tutto per fermare uno scontro di civiltà - ha continuato Rizzo - che, se davvero venisse innescato, potrebbe risolversi in esiti apocalittici».
Ha invece proposto un gesto simbolico il coordinatore nazionale dei giovani comunisti del Prc Michele de Palma: «Esponiamo le bandiere della pace per ricordare Angelo».
In coro si sono espressi anche i volontari che lavorano quotidianamente sui territori in guerra: «I volontari internazionali sono coscienti del rischio che sempre accompagna anche il viaggiatore più attento e lo affrontano non per incoscienza ma perché spinti dalla volontà di capire. Capire veramente cosa significhi vivere in condizioni più sfortunate di quelle a cui siamo abituati in Italia e cercare nel proprio piccolo di fare qualcosa per porvi rimedio», hanno scritto dai campi Arci-Cgil-Acli-Ipsia in Palestina.