"Italia's got talent ha successoperché fa ridere... come me"

La showgirl Belen Rodriguez al settimo cielo per gli alti ascolti dello show di Canale 5: sabato sera 8 milioni di spettatori

Lei, il motivo del successo di Italia’s Got Talent lo legge sul faccino di Carlos, il figlio di nove anni di Fabrizio Corona, suo amatissimo (e tutti si continuano a chiedere perché) compagno. «Carlos ride come un matto, soprattutto quando i concorrenti raccontano le barzellette. Ma pure mia madre ride, e mia sorella, e ogni tanto pure Fabrizio». Belen Rodriguez, la star del momento, presenta lo show di Canale 5 insieme a Simone Annicchiarico. E al sabato sera si mette in poltrona (il programma è registrato) insieme alla famiglia per gustarselo. «Di solito mi imbarazzo quando mi rivedo, però con questo programma mi diverto così tanto che lo faccio volentieri». Per Belen, in generale, è un momento di risate: alcune amarezze personali sono alle spalle. Ne è la prova l’allegria con cui risponde al telefono per commentare i clamorosi dati di ascolto di sabato: 8 milioni di spettatori con il 32 per cento di share, dieci punti in più del concorrente Ballando con le stelle fermo al 22,3 per cento. Le spiace solo dover interrompere la partita a «Mario Bros» che stava facendo con Carlos.

Dunque, Belen, ormai sono pochissimi gli show che raggiungono numeri così grandi...
«Infatti eravamo tutti convinti di non farcela contro un programma così consolidato come Ballando. E invece siamo riusciti pure a superarlo!».

Ma secondo lei il successo di Italia’s è da ricercare solo nel fatto che fa divertire?
«Ci sono molti ingredienti, ma questo è il principale: piace a tutte le generazioni, dai bambini ai nonni. Piace pure a me, che, lo confesso, di solito in Tv guardo solo le serie americane su Sky. E poi dietro c’è un grande lavoro: dalla regia al montaggio».

... alla giuria di Maria De Filippi, Gerry Scotti e Rudy Zerbi.
«Fantastici, ognuno a modo suo: Zerbi fa la parte del duro. Maria e Gerry, che restano due mostri sacri della Tv, sono più buoni, ogni tanto si fanno prendere dalla commozione, soprattutto per i concorrenti anziani e i bambini».

Però a volte non si calca troppo la mano sulle macchiette, sui dilettanti allo sbaraglio?
«A me sembra ci sia un mix giusto tra i veri talenti e le persone più pasticcione, altrimenti lo show diventerebbe troppo noioso. E comunque si dà la possibilità a chi è bravo di avere un’occasione per mostrarsi e agli altri di vivere cinque minuti di notorietà».

Insomma, ridere fa bene...
«Certo, lo dico principalmente a me stessa. Anche io ho problemi, più o meno di altri, ho i miei momenti bui e mi vivo la tristezza fino in fondo. Però cerco di prenderla con filosofia e buon umore: faccio un lavoro bellissimo, è pure assurdo che mi paghino per farlo. E dunque sarebbe un peccato mortale non essere contenti».

Lei balla bene, non è che l’anno prossimo passa dall’altra parte come concorrente di «Ballando?»
«Mi piace molto danzare. Ci sarei andata subito dopo l’uscita dall’Isola dei famosi. Comunque mi sono stupita di come si riesca a muovere Bobo Vieri, l’altro giorno gli ho fatti i complimenti».

Gerry Scotti dice che lei è rispettosa, disponibile e gentile e soprattutto che non si è montata la testa e non fa la diva.
«Ma io odio il divismo, poteva andare bene ai tempi di Gassman o De Sica. Ora le dive non hanno più senso tanto meno in un momento di crisi come questo, sarebbe un insulto nei confronti di chi soffre».

Però, lei scenderà ancora le scale da diva al Festival di Sanremo insieme alla Canalis, nella seconda serata...
«Sarà solo un passaggio di testimone, non saremo noi le protagoniste. E comunque l’anno scorso era tutto molto ironico».

Si è scatenata una sollevazione contro Morandi che tratterebbe la donna di quest’anno, Ivana Mrazova, come un valletta schiocchina...
«Ma è un discorso vecchio e ripetitivo. Ci sono donne belle e stupide ma anche brutte e stupide. Sono sicura che Morandi non metterebbe mai in ridicolo una donna».

Si troverà insieme a Celentano...
«Non lo conosco bene. So che ha portato il rock in Italia».
Bè, anche molto altro, ma questa è un’altra storia.