"Italo-americano", gli States visti e presi al Volo

Da Chicago il presentatore racconta gli Usa mescolando i grandi eventi con le storie trascurate dai media. A settembre il ritorno sul set con la Buy: 12 puntate su Mtv dal 17 giugno

Chicago - Allora benvenuti sul Navigator, l’enorme bus che porta Fabio Volo in giro per una Chicago che sbuffa di vento e festeggia la nomination del concittadino che da qui ha iniziato a rincorrere la Casa Bianca e che se fai il suo nome – Barack Obama – tutti si illuminano subito. «Barack», con la erre bella arrotata, per favore. Chicago è la sua tana e da qui, attraverso i finestrini del Navigator, si vede l’America come Fabio Volo la racconterà dal 17 giugno su Mtv in Italo-americano homeless edition, la terza edizione del suo show che due anni fa andò in onda da Barcellona e l’anno scorso da Parigi con l’obiettivo di spiegare un Paese vivendolo, e magari soffrendolo, da dentro, «senza – come spiega lui, sempre ironico – essere esterofili o dire che fuori dall’Italia tutto va meglio». E in fondo chissenefrega di disamine sociologiche da talk show. «Italo–americano» è un monologo on the road, un viaggio che, oltre a Chicago, attraversa in pullman o in aereo tutta l’America da New York a Los Angeles passando per Washington, Las Vegas e pure New Orleans, becchettando qui e là nell’attualità parallela di cui non si parla quasi mai (lo sapete che c’è un tizio che fa il miele con le arnie delle api in cima ai grattacieli di New York?) o incontrando quegli arnesi dell’italianità da esportazione come Sal Palmeri, vecchio deejay di una Little Italy che sembra finalmente rinascere dopo essere stata digerita dal sogno americano.

Insomma, il solito Fabio Volo, un po’ furbetto un po’ adolescente, che cazzeggia accostando stupefacenti banalità a grandi verità in un linguaggio che piace assai ed è un po’ lo specchio dei nostri tempi, così frenetici e così cervellotici da non avere più voglia di soffermarsi sulle cose di tutti i giorni. Lui lo fa, mescola i grandi eventi mondani – come l’intervista a Sarah Jessica Parker alla vigilia del film Sex and the City – a quelli più imprevedibili – come nel divertente incontro con tanto di bacio in bocca con Julia Allison, la giornalista che ha ispirato proprio il personaggio della Parker –, tirando fuori l’America che non ti aspetti e che non è solo bellissima o solo bruttissima come piace dire a molti. Oppure fa semplicemente l’italiano, organizzando una festa a favore di Obama al Grant Park della sua città che lo ama ma non lo celebra perché «qui tutti sono impegnati nel loro business». D’accordo, Italo–americano è disimpegno assoluto: uno show di un’ora che per dodici puntate (martedì, mercoledì, giovedì alle 23 e sabato alle 21, più tre speciali) inanellerà interviste, letture di romanzi, viaggi e battute con il solo scopo di informare divertendo.

Tanto lui è fatto così: e la «volite» è ormai diventata un simbolo che parla da solo. «Ricevo offerte sia da Rai sia da Mediaset, ma, a dirla tutta, mi dà più soddisfazione fare il 2% di share su Mtv con questo tipo di programmi che raggiungere chissà quali vette con uno show in prima serata su Canale 5». E quindi a settembre girerà un commedia con Margherita Buy (titolo provvisorio Matrimonio e altri disastri), a gennaio inizierà a scrivere il suo nuovo libro su di un viaggio in Argentina e tornerà dietro ai microfoni di Radio Deejay. Parlando, come sempre, della sua singletudine incallita, della politica vista dalla strada, insomma della vita stramba, colorata e persino banale di un Peter Pan che non cresce e neppure gli dispiace di rimanere sempre uguale.