Italrugby senza meta fuori dal mondiale

DunedinAncora una volta fuori dal sogno. E nel modo peggiore. Almeno a Saint Etienne nel 2007 si poteva recriminare. Oggi no. Contro l’Irlanda, a Dunedin si vede l’Italia che si scioglie in un bicchiere d’acqua. Tre lampi: prima Brian O’Driscoll, poi Keith Earls (due volte) per un 36 a 6 che lancia i verdi di Declan Kidney verso il primo posto del girone. Usciamo malconci. Senza mete nelle partite che contavano, con una difesa che regge un tempo ma che conferma tutti i limiti azzurri.
Perdiamo perché – va detto – abbiamo sbagliato partita. All’Irlanda abbiamo concesso di fare il bello e il cattivo tempo. Le abbiamo mostrato il fianco, con la nostra indisciplina nella prima parte di gara e con scelte che alla fine hanno messo gli irlandesi nella più comoda posizione per chiudere i conti. E non è bastata la solita coraggiosa prova del pacchetto che avrebbe potuto insistere nel mettere pressione all’Irlanda. La prima svolta del match arriva con l’uscita dal campo di Martin Castrogiovanni. Senza la pietra angolare del pack si rovesciano gli equilibri. L’Italia comincia ad essere fallosa e l’Irlanda cambia passo anche in mischia. E’ così che prende il largo con O’Gara che dalla piazzola è implacabile mentre Mirco Bergamasco spedisce sul palo il pallone del pari.
La seconda svolta arriva invece nella ripresa con Mallett che “brucia” nella mischia Riccardo Bocchino al posto di Orquera. E’ la mossa che offre all’Irlanda il bersaglio dove andare a colpire. E in otto minuti la frittata è fatta. Il mediano di Viterbo si lascia aggirare da Bowe che apre un’autostrada per O’Driscoll. Poi è ancora il capitano irlandese a sfondare sul mediano azzurro che vive una notte da tregenda. Sul finale ancora Earls a toccare in meta ma poco importa perché l’Italia è già scomparsa da un pezzo. Deludono un po’ tutti, anche Andrea Masi il miglior giocatore del Sei Nazioni. Scattano i nervi mentre l’Irlanda continua cinica nel suo monologo.
Non c’è spazio per recriminare nell’ultima partita da commissario tecnico per Nick Mallett che paga in proprio soprattutto le sue scelte. Come quella di non portare Kris Burton al mondiale, uno che in Celtic League le partite comunque le sta vincendo dopo aver giocato da titolare il Sei Nazioni. Oppure di non aver provato neanche la carta McLean che almeno qualcosa in più sul gioco al piede poteva dare alla squadra. Ci restano le lacrime di Parisse che hanno un sapore diverso rispetto a quelle di Troncon quattro anni fa. Anche oggi mastichiamo amaro. Ma la delusione trova la sua ragion d’essere in limiti che lo stesso Mallett sottolinea scoprendo un po’ tardi l’acqua calda. E’ il solito ritornello di un’Italia che soffre certi ritmi. E dire che dovremmo essere abituati a giocare ad alte velocità, con avversari di rango. Sarà un caso ma si torna a casa senza aver segnato lo straccio di una meta né contro Australia nè davanti all’Irlanda. A Dunedin la differenza è stata abissale.
Mallett si rifugia all’angolo. Le ragioni delle due sconfitte che ci buttano fuori sono diverse: il talento degli aussie e l’uscita di Castrogiovanni. «E’ stato un colpo duro per la squadra», ha chiosato difendendo comunque la scelta di Bocchino per quello che aveva fatto negli scampoli di partita con Russia e Stati Uniti. Un po’ poco a dire il vero. La realtà è che a Dunedin si chiude una parentesi. Mallett va via e arriva Brunel che avrà un compito difficilissimo: quello di ridare un gioco ad una squadra capace di fare sostanza ma assolutamente priva di anima.