Italvolley, il sogno s’infrange contro il muro dei brasiliani

Sveglia Italia, il sogno è finito. Il Brasile, che non battiamo dal 2003, è ancora troppo forte. Ieri sera lo ha ampiamente dimostrato: ha disposto degli azzurri per oltre due set, ha vacillato nel terzo parziale ma, a differenza dell’Italia che è rimasta spesso spettatrice non pagante, non è mai uscito dalla partita: 25-15, 25-22, 23-25, 25-17 i parziali di una partita dove il Brasile è stato grande, mentre l’Italia ha fatto di conto con alti (pochi) e bassi (tanti). «Abbiamo attaccato malissimo: il Brasile ci è stato comunque superiore e noi non siamo entrati in partita in toto», il commento finale del ct Anastasi che spiega con dato il motivo della sconfitta: «14 errori in attacco? Abbiamo finito di parlare...».
Il primo set è l’esatta della fotografia della partita immaginata da Anastasi nei giorni scorsi: i verdeoro ci lasciano praticamente le briciole in un parziale lampo che si chiude in favore del Brasile in soli 21’. Partono fortissimi i nostri avversari che, con i missili al servizio di Murilo, si mettono in tasca immediatamente un parziale di 3-0. L’Italia prova a scuotersi con Fei (il «meno peggio» degli azzurri del primo set) che schiaccia in parallela senza quei timori evidenziati nelle precedenti partite e con Mastrangelo che mette a terra un paio di palloni ben smarcato da Vermiglio. Ma è soltanto un fuoco di paglia. Col passare dei minuti il gap dal Brasile aumenta in maniera quasi imbarazzante: da zona 4 Vissotto è devastante, Bruno, palleggiatore dei brasiliani, segna due volta giocando due palloni di seconda, mentre l’Italia continua a sbagliare tutto quello che c’è da sbagliare: riceve con poca precisione e in attacco schiaccia col braccino. Risultato, il Brasile, che praticamente gioca a non fare errori, dilaga e chiude con un inatteso 25-15.
L’Italia è un pugile suonato che nella disperazione trova le forze per reagire ai colpi sfiancanti dell’avversario. Il secondo set si apre come si era chiuso il primo, con l’Italia in completa balia dei verdeoro ma i colpi dei brasiliani, invece che addormentare la semifinale suonano come una sveglia per gli azzurri che per la prima volta dall’inizio della partita, con un mani-fuori di Savani, si portano davanti al Brasile 10-9. Gli azzurri iniziano a forzare dal servizio, arrivano un paio di ace e crolla vertiginosamente il numero di errori in attacco degli schiacciatori di Anastasi. Birarelli e Cernic (entrati per Sala e Parodi) cambiano il volto alla gara, l’infortunio di Bruno (che costringe ct Bernardinho a togliere il palleggiatore per Marlon) manda fuori giri il Brasile che inizia ad «ammorbidire» i propri attacchi. Finalmente gli azzurri tengono testa ai sudamericani, si gioca punto a punto, Vermiglio fa 18-18 con un pallone di seconda, ma il turno al servizio di Lucas inchioda nuovamente l’Italia che perde anche il secondo parziale 25-22.
Ma ancora una volta l’Italia non crolla al tappeto, anzi. Finalmente liberi da ogni pressione, gli automatismi degli azzurri trovano inaspettata fluidità. Nel terzo set «cresce» il muro che comincia a sbarrare qualche schiacciata in più agli avversari, al primo time-out tecnico l’Italia è avanti 8-5 ed è un bell’andare. La nazionale di Anastasi continua a mettere in difficoltà gli avversari dal servizio: di conseguenza il gioco dei brasiliani diventa più facilmente leggibile dalla difesa italiana. Fei è l’arma in più, Vermiglio se ne accorge e lo serve con frequenza. Il Brasile sbanda e resta indietro: Savani attacca in pipe e gli azzurri sono avanti 18-14. L’Italia conserva con i denti il tesoretto conquistato, il pallonetto di Mastrangelo le regala la gioia del set.
Ma è gioia effimera, il Brasile riporta subito gli azzurri coi piedi per terra: Fei, fino a quel momento quasi perfetto, sbaglia tre attacchi di fila e i verdeoro sono avanti 6-2. Il Brasile è un fuggitivo letale, l’Italia resta nel limbo del «vorrei ma non posso» e i verdeoro giocano al gatto e al topo: quando gli azzurri si avvicinano, i verdeoro piazzano la zampata d’allungo. In un attimo torna il buio del primo set, fioccano errori banali e al secondo time-out i sudamericani sono avanti 16-10. Non c’è più nulla da fare, il Brasile non sbaglia più nulla e stasera giocherà per il terzo titolo mondiale consecutivo contro Cuba (3-2 alla Serbia, cubani di nuovo in finale dopo 20 anni).
L’Italia non batteva il Brasile dal 2003: dovremo aspettare ancora.