Itinerario della fede: tre abbazie fra preghiera e tesori d’arte

Morimondo, con Chiaravalle e Viboldone, gioielli dell’epoca monastica

Il 4 ottobre 1134 dodici monaci cistercensi dell'abbazia di Morimond, nel nord della Francia, giungono in Lombardia. Provengono da una delle prime quattro filiazioni dell'Ordine e hanno in animo di costruire un nuovo centro monastico tra gli acquitrini della pianura padana. Si fermano due anni a Coronate, quindi si spostano in un minuscolo villaggio non lontano dalle sponde del Ticino. Poche case, nessuna chiesa: ai monaci pare il luogo ideale per erigervi l'abbazia che è nei loro progetti. E che oggi conosciamo come quella di Morimondo.
Si può partire da lì, luogo centrale di un paese a metà strada tra Pavia e Vigevano, per avvicinarsi a Milano e scoprire le altre «due sorelle» della spiritualità monastica lombarda: Chiaravalle e Viboldone. Che con Morimondo costituiscono le tappe di un «percorso di spiritualità» di cui tratta un agile libretto dato alle stampe dall'assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione (distribuzione gratuita. Info: www.lombardiacultura.it). Un viaggio breve, in macchina basta una giornata. Ma intenso, diretto alle radici di quella fioritura religiosa, artistica e culturale che segnò la Lombardia lungo tutto il secolo XII.
A segnare l'inizio del viaggio è però la diatriba storica su quale, tra le abbazie di Morimondo e Chiaravalle, sia nata prima. All'anagrafe, quest'ultima è segnata nell'anno 1135, quando i milanesi donano all'abate Bernardo di Clairvaux un terreno a sud della città come ricompensa per aver dato il contributo determinante nella soluzione della contesa tra il papa Innocenzo II e l'antipapa Anacleto II, risolta in un concilio pisano a favore del primo. I lavori di costruzione della chiesa attuale prendono il via nel 1150, dopo la demolizione di un edificio di culto primitivo. Pure, l'abbazia di Chiaravalle nasce ufficialmente nell'anno della donazione del terreno a Bernardo.
La chiesa di Morimondo, s'è detto, nasce di fatto nel 1136. Ma i registri della storia dicono 1134, all'arrivo dei monaci in Italia. Alla fine si tratta - è il caso di dirlo - di beghe fratesche. Nulla impedisce di considerare le due chiese come gemelle, unite nel corpo dal cotto lombardo, materiale con cui sono state costruite, e nello spirito da quell'afflato di rinascita che segnò l'Europa a partire dall'anno Mille.
A dividerle, semmai, è l'aspetto. L'imponenza di Chiaravalle è sottolineata da quella torre nolare che i milanesi conoscono come «la ciribiciaccola», vivacemente gotica nei pinnacoli e nelle colonnine che ne ornano la forma ottagonale. Una ricchezza di linee che, all'interno, si trasporta negli stalli in noce del coro, realizzati nel 1645 da Carlo Garavaglia, e nei graffiti bramanteschi della sala capitolare. Più contenuta ed essenziale Morimondo, decisamente lombarda nella sua facciata a vento e praticamente priva di affreschi, come a voler evidenziare la portata della regola benedettina «ora et labora». Spartana ovunque, quindi, eccezion fatta per il monastero del piano del chiostro, nei cui sott'archi emergono decorazioni e simboli risalenti alla seconda metà del XII secolo.
L'abbazia di Viboldone è invece del 1176. In quell'anno nasce l'ordine degli Umiliati, ancora più severi in una pratica religiosa che si riprende alla lettera il rigore evangelico. Viboldone è la loro casa fino al 1571, quando il ramo maschile viene soppresso e nell'abbazia subentrano gli Olivetani. Ora vi è stanziata una comunità di monache benedettine che vive nell'attiguo monastero progettato da Luigi Caccia Dominioni. Moderno nelle linee, ma perfettamente inserito in un contesto tanto armonico e pacifico da annullare la presenza dell'autostrada per Bologna che corre a un tiro di schioppo dall'abbazia, famosa soprattutto per gli affreschi che impreziosiscono la Chiesa. Due di essi sono attribuiti al fiorentino Giusto de’ Menabuoi, e rappresentano una Madonna con il Bambino e i Santi (sull'arco absidale) e il Giudizio Universale (sulle pareti del tiburio). Gli studi li datano intorno al 1349. Meno precisa, ma coeva, la datazione del terzo affresco: le Storie di Cristo, sulla penultima campata della navata centrale, opera di artisti lombardi del tempo.