Alla Iulm più cultura e comunicazione

Formazione di galleristi, critici, e responsabili di musei

Diego Luigi Marin

Agli inizi degli anni ’90 il ministro dell’Università, Antonio Ruberti, istituiva la laurea in Scienze della comunicazione: da allora i percorsi formativi per chi ambisce alla professione del comunicatore si sono moltiplicati e, con essi, anche le specializzazioni nei diversi settori d’impiego che spaziano dal giornalismo alle relazioni pubbliche, dal turismo alla politica, dalla cultura alle scienze.
«In quindici anni - dice Giovanni Puglisi, rettore della Iulm, la Libera università di lingue e comunicazione - le professioni legate al comunicare si sono indubbiamente consolidate. E oggi noi tutti viviamo e operiamo nell’Era della comunicazione, tramite la quale il mondo si esprime, prima ancora che attraverso il suo essere». Peraltro, con la quotidianità sempre pronta a dimostrare che ciò che esiste ma non viene comunicato rischia di assimilarsi al non essere, mentre l’oggetto di comunicazione pare assumere di per sé il valore dell'esistenza. «Comunicare - aggiunge Puglisi - è un verbo di piena e forte attualità. Ma per trasferire informazioni e contenuti è necessaria un’autentica cultura, diffusa solo in parte nelle imprese, così come nelle pubbliche amministrazioni. La stessa che potrebbe significativamente avvantaggiare i settori di tradizionale vanto e attrattiva del Belpaese, come l’arte, i beni culturali e il turismo. Servono professionalità adeguate, con una preparazione specifica: così, sulle due anime della cultura e della comunicazione agisce la Iulm». Che abbraccia e compenetra nelle due facoltà di Lingue, letterature e culture moderne e di Scienze della comunicazione e dello spettacolo, ambiti entro i quali si articola un nutrito ventaglio di corsi di laurea di primo livello, lauree specialistiche, nonché dottorati, master e corsi post-experience. E nel segno della specializzazione l’ateneo continua a sviluppare la propria offerta didattica, dedicando a figure professionali emergenti la nuova laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati, mirata a formare galleristi, manager, critici e responsabili museali, accanto a un inedito terzetto di master: Food culture & marketing, Manager dei processi creativi e Comunicazione per le relazioni internazionali, rispettivamente indirizzati ai settori dell’industria alimentare e della moderna distribuzione, ai progetti imprenditoriali con cui anticipare le nuove tendenze e rilanciare risorse turistiche e culturali, alle organizzazioni operanti con iniziative ed eventi nei contesti globali. «L’attuale offerta formativa - osserva Puglisi - rappresenta e ribadisce l’unicità della Iulm nel quadro del sistema accademico italiano e il suo ruolo di riferimento. Un ruolo che si misura pure sui valori etici, il cui trasferimento agli studenti dev’essere compito anche della scuola e dell’università. Al termine del corso di studi non basta sfornare un prodotto buono e che funziona, ma è pure necessario che questo denoti caratteristiche di funzionamento sicure: l’etica sta alla comunicazione come la sicurezza sta al prodotto commerciale».
Sulla bontà del prodotto-neolaureato può rendere testimonianza una recente indagine della società di ricerche Makno: l’89% dei neodottori ha già trovato lavoro entro un anno dalla laurea (la media è di 5,6 mesi) e nove laureati su dieci svolgono un’attività in linea con le competenze acquisite. «La qualità di un ateneo - precisa il rettore della Iulm - non va comunque misurata in base al placement dei laureati. È vero che i nostri studenti trovano occupazione con maggiore facilità rispetto ad altri istituti accademici, ma è altrettanto vero che il ruolo dell’università non è garantire un posto di lavoro; la filosofia della formazione universitaria consiste nel prospettare valide opportunità. Dopo di che, conta la capacità di ciascuno nel far valere la preparazione acquisita e la sua qualità. Proprio perché, come sosteneva Niccolò Machiavelli, homo faber fortunae suae».