Iva sulla casa, l’esecutivo sfratta già la riforma

Serena Cipolla

da Milano

Visco fa una brusca marcia indietro. «Il governo - si legge in un comunicato del vice ministro all’Economia diffuso ieri sera - ha concluso il processo di acquisizione di tutte le informazioni necessarie sul decreto Bersani-Visco e ha deciso di apportare modifiche su alcuni aspetti, in particolare del settore immobiliare». Nella comunicazione ufficiale non sono riportati i dettagli dei cambiamenti ma nei giorni scorsi le critiche maggiori del settore riguardavano l’esenzione del regime Iva, con relativi effetti retroattivi, per le società immobiliari. In Borsa era stata débâcle. Secondo i primi sommari calcoli il settore (leasing immobiliari e società immobiliari tout court) avrebbe subito una stangata da 30 miliardi di euro. Carlo Ferroni, direttore dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, è ottimista: «Pensiamo siano state accolte le nostre proposte perché ragionevoli». Le correzioni richieste dall’Ance sono la reintroduzione dell’agevolazione sull’imposta di registro «all’1% invece che all’11%» per i trasferimenti degli immobili almeno per l’edilizia residenziale e in particolare per quella convenzionata.
Un’altra misura duramente contestata è stata la responsabilità dell’impresa appaltatrice per i versamenti Iva dovuti dal subappaltatore. I costruttori chiedono che in attesa del via libera dell’Ue questa norma venga applicata «solo in presenza di una garanzia di restituzione dell’Iva a credito dell’appaltatore entro 90 giorni». Una correzione viene chiesta anche per la responsabilità dell’appaltatore per le ritenute fiscali, previdenziali e contributive sui redditi da lavoro dipendente del subappaltatore. L’Ance chiede di sospendere questa norma fino all’emanazione di un decreto che chiarisca le modalità di attuazione.
La quarta fondamentale misura riguarda cessioni e locazioni immobiliari che passano dal regime Iva all’imposta di registro con effetto retroattivo e che secondo l’Ance «provocherà un forte aumento dei prezzi di vendita e di affitto degli edifici». L’obiettivo è dunque quello di ottenere dal governo l’applicazione dell’Iva per il trasferimento degli immobili abitativi affittati da più di cinque anni.
Il decreto, come è emerso dalle audizioni di ieri alle commissioni Bilancio e Finanze e tesoro del Senato, ha scontentato anche altre importanti categorie. I commercialisti addirittura non hanno escluso astensioni spontanee per alcuni adempimenti in scadenza: «Le misure fiscali del decreto 223 sono inaccettabili - hanno spiegato il presidente dei commercialisti Mario Damiano e quello dei ragionieri William Santorelli - sia per gli effetti negativi che potrebbero produrre sull’economia sia per la natura punitiva nei confronti dei professionisti per i quali si prospetta un aggravio dei compiti. La protesta dei nostri iscritti, giusta e fondata, può esplodere in astensione spontanea oppure organizzata». I professionisti respingono duramente la retroattività della manovrina: «È in spregio allo statuto dei diritti dei contribuenti». Anche per i commercialisti andrebbe cassata la norma che prevede, con effetti retroattivi, il recupero dell’Iva detratta sugli acquisti. In alternativa, suggeriscono, si potrebbe ipotizzare una «detraibilità ripartita nel tempo per l’imposta sugli acquisti degli immobili ovvero una detraibilità differita al momento della cessione del bene. In questo modo si reintrodurrebbe la neutralità dell’Iva e non ci sarebbero danni per il settore immobiliare».
Uno dei punti del decreto più contestati dall’Ania (assicurazioni) invece è l’articolo 8 che dispone il divieto per le polizze Rc-auto di clausole di distribuzione in esclusiva e di previsione di prezzi minimi o sconti massimi. «Potremmo vendere i prodotti utilizzando i dipendenti - ha ipotizzato il direttore dell’Ania Giampaolo Galli - assumendo parte degli agenti. La questione però è molto complessa».