Iva sulle auto, allarme conti pubblici Ora si rischia un buco di 10 miliardi

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Pierluigi Bonora

da Milano

Un buco di 10 miliardi nei conti pubblici potrebbe aprirsi a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea sulla detraibilità dell’Iva sulle auto. A lanciare l’allarme è il Centro studi Promotor di Bologna al quale i tecnici del viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, hanno subito chiesto di poter esaminare lo studio secondo cui «con ogni probabilità il prossimo 14 settembre l’Agenzia delle entrate sarà condannata». A rendere ancora più complessa la situazione, nei giorni in cui la manovra del governo Prodi è al centro del dibattito politico, è il fatto che la sentenza di Bruxelles dovrebbe avere effetto retroattivo immediato per tutti i contribuenti interessati dal 2003.
«La stima di 10,056 miliardi di minor gettito - sostiene il Centro studi diretto da Gian Primo Quagliano - è stata realizzata ipotizzando che con la sentenza, l’Iva diventi detraibile al 50% sia sulle autovetture sia sugli acquisti di beni e servizi necessari per utilizzare le automobili». Promotor ha innanzitutto determinato in 2,514 miliardi il minor gettito per un anno a regime e ha poi moltiplicato per quattro questo risultato per tenere conto della retroattività. Il metodo seguito per elaborare la stima, ora all’esame degli esperti di Visco, è particolarmente laborioso, data la complessità della materia fiscale e la necessità di stimare alcuni dati statistici non disponibili. Il Centro studi Promotor, con riferimento a un anno tipo, ha innanzitutto quantificato in 19,8 miliardi la spesa per l’acquisto di vetture che dovrebbero essere interessate dalla sentenza. L’Iva attualmente detraibile su queste auto ammonta a 495 milioni. Con il verdetto di Bruxelles dovrebbe salire a 1,650 miliardi con una diminuzione di gettito per l’erario di 1,155 miliardi su base annua. L’analisi ha poi determinato per il parco circolante interessato dalla sentenza l’entità della spesa annua per i principali costi d’esercizio sui quali l’Iva è attualmente indetraibile. La spesa totale annua per le voci considerate (consumo di carburante, manutenzione, riparazioni, pneumatici, pedaggi autostradali) è stata quantificata su base annua in 20,330 miliardi di cui 3,390 costituiti da Iva indetraibile, che dovrebbe diventare detraibile al 50%, determinando un minor gettito per lo Stato di 1,695 miliardi. Considerando che, per i costi d’esercizio, l’introduzione della detraibilità dell’Iva determina un corrispondente aumento della base imponibile agli effetti delle imposte sul reddito, Promotor ha poi quantificato tale recupero in 336 milioni su base annua.
«Il minor gettito complessivo, sempre su base annua, è stato ottenuto - secondo la tesi del Centro studi bolognese - sommando al minor gettito Iva per gli acquisti di auto il minor gettito sui costi d’esercizio e detraendo dal risultato il recupero di imposte sul reddito (1,155+1,695-0,336= 2,514 miliardi). Il totale su base annua è di 2,514 miliardi e moltiplicando questa cifra per i 4 anni di retroattività immediata, si ottiene 10,056 miliardi, che è appunto l’entità dell’impatto negativo - secondo Promotor - che la sentenza della Corte di giustizia europea potrebbe avere sui conti dello Stato».
«Quanto potrebbe accadere non ci sorprende affatto - commenta Salvatore Pistola, presidente dell’Unrae, l’associazione a cui fanno capo le case automobilistiche straniere che operano in Italia - perché è da almeno dieci anni che solleviamo il problema. Il fatto che in Italia non sia stata adottata una direttiva, applicata negli altri Stati, ci ha sempre lasciati molto perplessi. Una minima attenzione alla questione è stata data alcuni anni fa quando la deducibilità Iva era stata portata al 10% dell’Iva stessa e, quindi, al 15%. Non c’è dunque da meravigliarsi se, per avere vantaggi fiscali, qualcuno ha “trasformato” in autocarro il proprio monovolume o Suv. Ora il caso sembra essere giunto al capolinea».