Ivan e il ciucciotto portafortuna

Pier Augusto Stagi

da Milano

Il Basso pensiero è fatto di ciclismo e famiglia, musica e allenamenti, sogni e rinunce.
LA TELEFONATA A MICAELA. L’idea di non prendere in considerazione la corsa rosa trova il suo momento più alto nella fornace del Tour de France, dopo il duello rusticano con Lance Armstrong, a Ax-3 Domains. È lì che Ivan dirà a Biarne Riis: «Il Giro non lo farò mai più». Pesavano il ricordo della maglia rosa sfumata a Ortisei e del calvario sullo Stelvio, mitigato solo dalle due vittorie a Limone Piemonte e nella crono di Torino. Pesava il rimpianto di essere arrivato in ritardo al Tour nella crono d’apertura di Noirmoutier e sulla prima salita di Courchevel, complice il fatto di aver dovuto rinunciare ai sopralluoghi per recuperare dopo la corsa rosa. Ivan, però, aveva un conto in sospeso. Poi, un giorno, la scintilla. «L’idea di correre il Giro, oltre al Tour, è nata a settembre. Mentre mi allenavo per il Giro di Lombardia, sul Cuvignone, ho sentito l’esigenza di rimettermi in gioco, di alzare la posta in palio: Giro e Tour nello stesso anno, per essere davvero protagonista. Ho chiamato subito Micaela, mia moglie: “Amore, ho deciso: niente Lombardia, la stagione la chiudo qui, ma il prossimo anno correrò sia Giro che Tour, poi ti spiego”. Tornato a casa ho parlato con mia moglie e poi ho chiamato Biarne: “Voglio andare al Giro”. Mi sono fidato dell’istinto, come ho imparato a fare ormai da qualche anno. Ho ascoltato le mie sensazioni e ho capito che dovevo esserci».
FATICHE DA ERCOLE. «Di Giri d’Italia, ne ho fatti almeno tre. Mi sono portato avanti con il lavoro. Sono andato una settimana a Moena, in albergo con la mia famiglia, e ho visionato tutte le tappe chiave della corsa rosa: il San Carlo, il San Pellegrino, il Gavia, il Mortirolo e soprattutto lo sterrato di Plan de Corones, la salita più dura che abbia mai visto e che putroppo non abbiamo fatto. Il Giro 2006 mi è piaciuto fin dal primo momento, dalla presentazione. Il prossimo Tour invece non mi piace: ha tanta cronometro e solo tre arrivi in salita, è perfetto per Ullrich».
DOMITILLA & SANTIAGO. «La mia famiglia è la cosa più grande che ho. Tilla è un amore, Santiago non vedo l’ora di abbracciarlo. So che Domitilla se lo sta già coccolando, l’altra sera voleva anche portarselo a casa, come se fosse un bambolotto».
IL SEGRETO DI UN CUSCINO. «Il mio cuscino in lattice è un compagno di viaggio inseparabile. Ci dormo a casa. Ne ho uno più piccolo che metto in valigia e porto con me, soprattutto al Giro e al Tour. Senza, non chiudo occhio».
APRO GLI OCCHI E TI PENSO. «Quando apro gli occhi, penso a mia moglie Micaela e a mia figlia Domitilla. Da qualche giorno c’è anche Santiago. Ho portato le loro foto, le tengo sul comodino. Le prendo, le guardo, le saluto. E poi comincio la mia giornata. Ogni mattina, durante queste tre settimane, la mia giornata cominciava con un messaggino a mia moglie. È il mio punto di riferimento, è il mio equilibrio».
IL CIUCCIO DI DOMITILLA. «Toglietemi tutto, ma non il primo ciuccio di Tilla. È il mio portafortuna, è la prima cosa che metto nel mio borsello e infilo in valigia. Altro oggetto di cui non mi separo mai è il videofonino. Quando corro in Italia, lo uso sempre. Faccio spesso videochiamate, soprattutto la sera mi vedo con le mie donne, Micaela e Domitilla, così non perdo niente del loro quotidiano. Santiago l’ho visto così».
RAGIONIERE. «Ho sempre catalogato, ritagliato, sistemato tutto. Ho tutti i diari di quando correvo da piccino. Segnavo i chilometri che facevo, quello che mangiavo, le sensazioni. Ho catalogato tutti gli articoli che mi riguardavano, e quest’anno, per Natale, Micaela mi ha regalato le raccolte rilegate dei tre quotidiani sportivi, con tutto quello che hanno pubblicato da quando sono professionista. Oggi non tengo più i diari, ho tutto al computer. Il mio lavoro è passione, ma anche programmazione e studio».
FISICO BESTIALE. Il professor Conconi non ha dubbi: i valori fisiologici di Ivan sono quelli di un grande campione. Ha un motore di assoluto valore e potenziale. Dello stesso avviso Fabrizio Borra, massofisioterapista, che lo manipola, lo rimette in sesto dopo le grandi fatiche. Ha lavorato il fisico di Marco Pantani e assicura: Ivan è un prodigio.
MUSICA PER LE MIE ORECCHIE. «Adoro Mango, che oggi è anche un mio amico: è una persona vera e profonda. Nel mio lettore Mp3 ho tutte le sue canzoni. Mi piacciono tutte. Sto ascoltando spesso il suo ultimo cd Ti porto in Africa. È un album semplicemente delizioso. Ti amo così l’ascolto sempre; Mediterraneo mi dà tranquillità; Oro è una canzone piena di vita; Lei verrà è il Giro: la vittoria che prima o poi doveva venire e finalmente è arrivata».