Iveco lancia il camion «low cost»

L’azienda punta anche alla Russia. Per il Nordamerica i tempi non sono maturi

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Hannover

Anche Iveco avrà il suo veicolo «low cost», un camion creato su misura per i mercati in via di sviluppo, come Nordafrica, Est Europa e Sudamerica. Frutto della raffica di joint-venture siglate nei giorni scorsi con la cinese Yuejigin (Naveco), il camion «low spec», come preferisce chiamarlo l’amministratore delegato di Iveco, Paolo Monferino, sarà disponibile tra 18 mesi e costerà il 20% in meno di un Daily, il cui listino parte da circa 18mila euro. «Il progetto - spiega il manager al Giornale - prevede la realizzazione di un veicolo che per qualità e affidabilità sia impeccabile. Sarà solo un po’ spartano e meno sofisticato. Mi piace chiamarlo “low spec” proprio per questa ragione». Monferino ha anche precisato di prevedere per questo automezzo una produzione fino a 100mila unità l’anno.
Il numero uno di Iveco è arrivato ieri a Hannover direttamente dalla Cina, dove insieme all’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha posto le basi per lo sviluppo dell’azienda nel Paese asiatico. E nella città tedesca, sede del più importante Salone internazionale di camion e furgoni, Monferino ha illustrato le strategie che nei prossimi anni permetteranno a Iveco di giocare un ruolo di primo piano in un settore in fermento, con all’orizzonte possibili unioni dopo l’offerta di Man per Scania. «Se siamo interessati anche noi a Scania? Per acquisire una produttore occorrono i soldi - risponde Monferino - e in questo momento non ne abbiamo da spendere. Comunque non siamo mai entrati in questa trattativa. Sono convinto che per essere bravi non è poi così necessario essere anche grandi».
È dunque la creazione di una solida base in Cina la priorità della divisione del Lingotto. I secondi passi saranno compiuti in India e Turchia, poi arriverà la Russia («ne parleremo tra qualche mese»). Per il Nordamerica, invece, i tempi non sono ancora maturi. «In questo caso - osserva l’ingegnere piemontese - ci troviamo di fronte a un mercato difficile con dei parametri diversi da quelli europei, a partire dal prodotto richiesto e dalla distribuzione commerciale. Anche se, a dire il vero, partner disponibili ce ne sono. Navistar? Prima o poi avrà la necessità di trovare un socio. Ma rimaniamo concentrati sulla Cina».
Gli obiettivi da portare a termine sotto la Muraglia sono ambiziosi: il progetto «Iveco 2» nasce dalle partnership con Saic, Naveco e Chongqing. «Puntiamo a raddoppiare i volumi nel medio termine - precisa Monferino - allo scopo di offrire una gamma completa sul mercato cinese, attraverso il miglioramento dei veicoli attuali impiegando tecnologie Iveco».
Dalla Cina all’India con un occhio a Tata, partner forte del gruppo torinese, e alla Turchia, dove esistono rapporti industriali con la famiglia Koc. «Se Tata è disposta ad accettarci in un ruolo di partner - così il manager - noi siamo pronti proprio perché le relazioni con gli indiani stanno diventando sempre più importanti. Ci sono obiettivi che coincidono in grande misura. Con Tata ci siamo visti un paio di volte e ci sono 2-3 obiettivi in comune». Il primo potrebbe riguardare un accordo in Sudamerica per alcuni veicoli, tra cui un pick-up 4x4, e anche l’ambito dei camion. «In Turchia invece - aggiunge l’ad - vogliamo arrivare a un’intesa simile a quella tra Fiat Auto e Tofas». Qui è già operativa con i Koc (Iveco è socio minoritario), la joint-venture Otoyol.
A Hannover, infine, è rimbalzata dagli Usa la notizia che Cnh (trattori ed escavatori), la controllata Usa della Fiat un tempo guidata da Monferino, si è piazzata al quinto posto tra le migliori aziende per la gestione dei processi di qualità. La classifica è stata curata da Quality Magazine, che ha tenuto conto della lista delle prime cento aziende più innovative.