Iveco, piano di sviluppo in Cina

Possibile acquisizione. Il problema dell’alleanza con l’indiana Hinduja

Pierluigi Bonora

da Milano

C’è fermento a Torino in vista di nuovi importanti accordi in casa Fiat. Sotto osservazione non è soltanto il settore automobilistico, per il quale l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha annunciato novità nel medio termine. In questi giorni i riflettori sono puntati soprattutto su Iveco. Per il gruppo controllato dal Lingotto si farebbe strada un importante sviluppo in Cina, Paese dal quale è da poco rientrata una delegazione guidata dal responsabile Paolo Monferino. La missione, secondo indiscrezioni, sarebbe stata organizzata per mettere a punto i dettagli di una possibile acquisizione nel Paese della Grande Muraglia. Obiettivo: produrre in Cina l’intera gamma di veicoli Iveco. In dicembre la casa produttrice di camion aveva firmato una joint venture con Saic Motor Corporation, uno dei colossi cinesi, e Chongqing Heavy Vehicles Group, tra i principali produttori di Tir e di proprietà della municipalità della megalopoli di Chongqing (33 milioni di abitanti). Ma anche l’India, in questo momento, è nel mirino di Iveco. Non è un caso che ieri l’alleato Tata, che ha dato il via alla distribuzione nella proprie concessionarie della gamma di vetture Fiat Palio, ha annunciato di essere in trattativa con il Lingotto «su possibili nuove aree di cooperazione». Iveco, inoltre, avrebbe già concluso con Tata la fornitura, per i mercati asiatici, di motori della serie 6 cilindri 5.9 litri di cilindrata alla stessa casa indiana e alla controllata sudcoreana Daewoo Veicoli Industriali. Ma per rafforzare l’asse con Tata e allargare l’intesa ai camion, i manager del Lingotto dovrebbero rinunciare al rapporto con il gruppo indiano Hinduja, che con Iveco detiene il 51% di Ashok Leyland, secondo costruttore di veicoli commerciali nel Paese. Il nodo potrebbe essere sciolto nelle prossime settimane.
L’attesa di nuovi sviluppi nel campo delle alleanze, dopo il recente potenziamento di un altro asse, quello del Lingotto con la società russa Severstal, ha ridato forza alle azioni Fiat. Il titolo ha iniziato la settimana con un più 1,39% a 9,18 euro. Sul fronte delle partecipazioni, l’ad di Intesa, Corrado Passera, ha ribadito ieri che il gruppo bancario intende «tenere la quota in Fiat e l’andamento del titolo ci ha dato ragione». Sulle stessa stessa linea si trova anche Carlo Salvatori, vicepresidente di Unicredit: «Al momento non è in programma un’uscita da Fiat. Non è una priorità. Vedremo».
Le precisazioni di Passera e Salvatori seguono la decisione di Bnl di ridurre la presenza nel Lingotto sotto il 2% dal 2,5% che l’istituto possedeva in ragione del prestito convertendo. Websim, nel ricordare che le principali quote derivanti dal convertendo sono in mano a Unicredit, Intesa e Capitalia, banche «che hanno dimostrato in passato minore urgenza nell’uscire dall’azionariato», prevede, nella sua nota quotidiana, che cessioni di quote «non ci saranno nel breve periodo».