Izzo meritava l’esame psichiatrico già trent’anni fa

Rino Cammilleri

Abbiamo visto tutti, sui giornali e in televisione, il volto sorridente e beffardo di Angelo Izzo, reo confesso dell’omicidio di due donne, una madre e la figlia quattordicenne, giusto un anno fa, il 28 aprile 2005. Le due vittime, moglie e figlia di un ex camorrista pugliese, erano state ammazzate in una villetta di Ferrazzano, in provincia di Campobasso, e i cadaveri avvolti in sacchi di plastica prima di essere seppelliti. La ragazzina era nuda.
In aula, nel tribunale di Campobasso, i parenti delle vittime si sono sfogati a insulti sull’ingrassato omicida, ormai brizzolato e fortemente stempiato. Da qui il suo risolino sarcastico. Ora, pare voglia chiedere il rito abbreviato e, il suo difensore, la perizia psichiatrica. Ma, all’epoca del rinvenimento dei cadaveri, apprendemmo dalle interviste rilasciate ai giornali dai suoi familiari, che per Angelo Izzo, nel corso del processo sul primo, anche qui doppio e analogo delitto, quello del Circeo, nel 1975, fu chiesta con insistenza la perizia psichiatrica ma non venne concessa.
A quel tempo il caso fece molto più scalpore perché gli assassini, di cui Izzo era in pratica il leader, erano ragazzi che frequentavano o avevano frequentato gli ambienti di estrema destra. Le foto di un giovanissimo Izzo che sogghignava davanti ai fotografi, che - a differenza di quasi tutti gli arrestati in ogni tempo - non cercava di coprirsi il volto per nasconderlo alle telecamere e ai flash dei fotoreporter; addirittura fu propalata una sua foto della prima comunione in cui si esibiva in un satanico sberleffo mentre il prete gli porgeva l’ostia, tutto questo avrebbe pur dovuto indurre i giudici ad ammetterla, la perizia psichiatrica.
In quell’atroce «delitto del Circeo» fu uccisa, ancora, una ragazzina e l’altra si finse morta (è scomparsa per tumore proprio quest’anno). La foto della testa del cadavere che sporgeva dal bagagliaio dell’auto in cui era stato ficcato fece il giro del mondo. Tutti apprendemmo che, dopo il festino-orgia, lo stesso Izzo, colpendo ripetutamente al capo la vittima con un cric, urlava: «Questa s... ancora non è morta!». E si trattava di un delitto senza uno speciale movente, perpetrato per puro sadismo. Insomma, c’era, eccome, materia per una perizia psichiatrica. Ma non venne permessa. Perché? Forse perché (si noti la data, 1975) gli imputati erano «fascisti» e si temeva che potessero evitare l’ergastolo?
Certo, col senno del poi, quella perizia avrebbe fatto comodo. D’altra parte, se proprio si voleva evitare l’impopolarità (ripeto: si noti la data), le due cose - perizia ed ergastolo - potevano tranquillamente venire abbinate. Morale, altre due vittime degli «anni di piombo», ancora, nel 2005. Chi ha una certa età ricorda il clima forcaiolo di quegli anni Settanta e una magistratura, certo, non ancora politicizzata come oggi ma fortemente intimidita da una stampa schierata coi social-comunisti e soprattutto da una piazza in mano all’estrema sinistra.
Forse adesso gliela faranno, la perizia, all’Izzo, sempre che ci sia ancora bisogno di prove mediche per appurare la pericolosità dell’uomo. Intanto, altre due donne ci hanno rimesso la pelle per colpa di una giustizia di manica larghissima coi criminali comuni, anche pluriomicidi, ma meticolosamente spietata con i raiders di Borsa, gli arrampicatori da cordata finanziaria, i furbetti dei quartierini e chi disturba certi manovratori dell’establishment. Omicidi anche raccapriccianti? E cosa volete che siano, di fronte a una stagione di «mani pulite» che non finisce mai?