J’accuse di Mautone: "Ecco quali favori mi chiedeva il figlio di Di Pietro"

Il perché i magistrati di Napoli non gli abbiano fatto una sola domanda su Antonio Di Pietro, neppure lui sa spiegarselo, «non so rispondere». Del resto, Mario Mautone segnala che è dal figlio del leader di Idv, Cristiano, che passava il vero «sistema», fatto di segnalazioni, richieste di raccomandazioni e informazioni utili a ottenerle. «Non so se per lui fosse poco o molto, ma queste sono le richieste che mi ha fatto», spiega l’ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise nella prima intervista, pubblicata da Panorama sul numero in edicola oggi.
Mautone, agli arresti domiciliari dal 17 dicembre scorso, parla attraverso i suoi legali. Dice che quelli con Cristiano erano «rapporti di natura istituzionale, ma non so se dietro si nascondessero motivi di interesse personale». Era il periodo in cui, con papà Tonino ministro alle Infrastrutture, le telefonate di Cristiano erano frequenti, prima che l’ex pm, informato dell’inchiesta a carico di Mautone da una talpa che oggi si ostina a non svelare, imponesse al figlio di interrompere ogni contatto. Cristiano chiamò per chiedere la raccomandazione di «un ingegnere meccanico del Molise, trasferitosi a Bologna per motivi di lavoro, per il quale il mio intervento, nel rispetto della legittimità delle mie funzioni, non andò a buon fine». Poi ancora per chiedere a Mautone di sistemare «architetti o ingegneri molisani che avevano lui come referente». Anche dopo l’interruzione dei rapporti, avverte il dirigente, Cristiano «sollecitava continuamente l’ex mio dirigente di Campobasso affinché fosse affidato un incarico a persona di sua fiducia per la sorveglianza della sicurezza dei lavori in corso nella caserma dei carabinieri di Termoli». In particolare, il figlio dell’allora ministro «era interessato a sapere quali fossero le imprese impiantistiche che lavoravano in zona, per indirizzarle, eventualmente, presso qualche fornitore di sua conoscenza».
Quanto al presunto sistema di favori, l’ex provveditore dice al settimanale che gli impegni che aveva preso con Di Pietro jr «erano impegni istituzionali quali la realizzazione della nuova prefettura di Isernia, altre caserme dei carabinieri e della polizia di Stato, il restauro della Torre di Montebello». Di Pietro? Sul piano umano «arrogante e presuntuoso», secondo Mautone. Quanto ai «valori»: «Posso dire che i rapporti anche con altri esponenti del partito non sono sempre trasparenti». Favori personali no, a Mautone «non risulta» che l’allora ministro ne abbia chiesti. Però, avverte, «eventuali segnalazioni mi arrivarono attraverso la sua segreteria», a partire da Nello Di Nardo, all’epoca segretario di Di Pietro al ministero. E poi le pressioni del partito in Campania, «il responsabile regionale Nicola Marrazzo talvolta sottolineava che la mia permanenza a Napoli dipendeva dalla mia disponibilità».
Poi la talpa che avverte Di Pietro dell’inchiesta, il ministro che dice «Cristiano deve stare buono, si agita troppo», fino al trasferimento di Mautone. Il leader Idv ne parla come di una mossa di trasparenza, il tentativo di mettere il dirigente all’angolo. Mautone contesta questa versione. Punizione? «No, tanto che mi fu affidata una delle direzioni più importanti del ministero, quella dell’edilizia statale e degli interventi speciali». Che poi: alle Opere pubbliche di Campania e Molise al posto di Mautone, Di Pietro mandò Donato Carlea, «un uomo di sinistra, vicino all’Idv».
PSet