Jack lo Squartatore un avversario apocrifo

Esce in Italia il romanzo di Michael Dibdin In una misteriosa cassa del fedele dottor Watson c’è un terribile segreto che risale al 1888...

E pensare che la soluzione del caso era proprio lì, in bella mostra e a disposizione di tutti. Sarebbe bastato ai lettori comprendere il vero senso delle ultime parole contenute ne Il problema finale di Arthur Conan Doyle e la verità sarebbe stata subito chiara. In quelle poche righe si cela infatti il mistero della più inquietante e terribile delle inchieste svolte da Sherlock Holmes. Un’indagine dai risvolti traumatici che è stata per la prima volta riraccontata con una prospettiva rivoluzionaria da Michael Dibdin.
Lo scrittore inglese scomparso nel marzo scorso, creatore di un personaggio di successo internazionale come il commissario Aurelio Zen, protagonista di fortunate avventure ambientate in Italia (Laguna morta, Vendetta d’annata, Cabala, Nido di topi, Così fan tutti, Pioggia di sangue, ...E poi muori), nel ’78 costruì con L’ultima avventura di Sherlock Holmes (pubblicato soltanto ora in Italia da Passigli, pagg. 201, euro 16,50) un caso eccezionale per il personaggio creato da Conan Doyle. Dibdin aveva deciso proprio di partire dal contenuto finale del dodicesimo dei racconti che componeva la serie intitolata Le memorie di Sherlock Holmes (pubblicate per la prima volta fra il 1892 e il 1893).
In quell’ultima storia, Conan Doyle aveva voluto eliminare la sua creatura (divenuta con gli anni per lui troppo ingombrante), facendola precipitare assieme al diabolico professor Moriarty nelle cascate svizzere di Reichenbach. «Non fu in alcun modo possibile recuperare i cadaveri - scriveva Conan Doyle - e laggiù, in quello spaventoso calderone d’acqua tumultuante e ribollente spuma, giaceranno per sempre il più pericoloso criminale e il più illustre campione della legge della loro generazione».
Questo incredibile finale scosse l’opinione pubblica. Gli editori di Conan Doyle furono sommersi da lettere che chiedevano il ritorno in scena di Holmes e protestavano per «il barbaro omicidio» al quale l’aveva condannato il suo creatore. Distinti uomini d’affari londinesi si recarono al lavoro con il segno del lutto sui cappelli. Gruppi di lavoratori entrarono addirittura in sciopero. Ci fu persino un parlamentare che fece un’interpellanza al governo per chiedere il ritorno di Sherlock Holmes.
Conan Doyle fu così costretto a furor di popolo a resuscitare nel 1902 il suo personaggio in Il mastino dei Baskerville. Certo non si sarebbe immaginato che narratori di diversa estrazione come Mark Twain, James M. Barrie, Stephen King, John Dickson Carr, Philip José Farmer, John Lennon, Nicholas Meyer, Stuart Kaminsky, Fruttero e Lucentini (tanto per citarne qualcuno) riprendessero le avventure del suo eroe, ma soprattutto non avrebbe potuto ipotizzare che qualcuno fosse così abile da reinventare il suo Problema finale.
Dibdin immagina, in L’ultima avventura di Sherlock Holmes, che pochi giorni dopo la morte del dottor John Herbert Watson, la fedele «spalla» del detective, nel febbraio del 1926, venga letto il suo testamento e una preziosissima cassa di suoi documenti venga depositata nella sua banca con l’ordine di aprirla cinquant’anni dopo. Nelle memorie lì custodite si racchiude il più terribile dei segreti che riguarda Sherlock Holmes e il suo rapporto con il professor Moriarty.
Scopriamo così che Watson ed Holmes furono coinvolti nelle indagini sui sanguinosi omicidi compiuti da Jack lo Squartatore nel 1888 e sprofondiamo con loro in un incubo dove nulla è ciò che sembra e dove viene dato un volto al più celebre dei serial killer. Watson, per aiutare il suo amico e ampliare le proprie facoltà investigative, diventerà cocainomane e per difendere la memoria del suo amico falsificherà prove e testimonianze, ma soprattutto diventerà il cantore ufficiale delle gesta di Holmes, stipulando un patto indissolubile con un giovane scrittore di nome Arthur Conan Doyle.
A lui il dottor Watson cederà l’esclusiva delle memorie del suo celebre amico e lascerà il compito di proseguirle a suo piacimento dopo la stesura de Il problema finale. Da lì in poi la leggenda celerà per sempre la verità.