Jackie McLean, sax sulle orme di Parker

E così, se n’è andato anche Jackie McLean, il più straordinario sax alto apparso sulla scena del jazz americano dopo Charlie Parker (a parte Ornette Coleman che occupa una posizione tutta sua). Viveva ad Hartford, nel Connecticut, dove insegnava nel Dipartimento di musica afro-americana da lui stesso fondato nel 1972, e lì è morto a 74 anni.
Il suo stile somigliava a quello di Parker, tant’è vero che, nei primi anni cinquanta, fu chiamato qualche volta a sostituirlo. Ma poco tempo dopo qualsiasi intenditore era in grado di distinguerlo e di individuare in lui un nuovo prototipo. C’erano nel suono di McLean una sorta di sacralità e un grido trattenuto che lo differenziavano da Parker e da chiunque altro. Fra i sodalizi più importanti vanno citati quelli con Miles Davis fra il 1951 e il 1952 e in seguito le collaborazioni con Art Blakey, Thelonious Monk, Charles Mingus, Tony Williams, Herbie Hancock, McCoy Tyner. Fra le sue registrazioni primeggia New and Old Gospel (1962): uno dei brani, Old Gospel, è un capolavoro assoluto per il solo di McLean. Ma il pubblico italiano ricorderà la partecipazione del duo formato da McLean al sax alto e da Mal Waldron al pianoforte, nel luglio 2001, al Festival di Verona. I due musicisti suonarono al loro meglio, toccando il vertice nella versione del Poco Allegretto della Terza Sinfonia di Brahms che Waldron presentava con frequenza. Entrambi, adesso, non sono più tra noi, e rendono più acuta la sensazione che il grande jazz del Ventesimo secolo, coraggioso e irsuto, talvolta difficile e inorecchiabile ma sempre affascinante, sia davvero finito.