«Jacko» mito in declino sopravvissuto a vizi e debiti

La parabola del più controverso tra i protagonisti del pop: dalle violenze in famiglia, alla passione per i bimbi. I medici: «Va comunque curato»

Nino Materi

Prepariamoci comunque alla valanga di «rivelazioni». Che poi - gira e rigira - sono sempre le stesse: il padre violento che lo picchiava e umiliava perché aveva la pelle nera (di qui il graduale e patologico processo di «imbiancatura» al quale si è sottoposto negli anni Jacko); l’invidia di fratelli e sorelle per il suo successo; l’insana passione per i bambini; la presunta impotenza sessuale; il terrore di respirare aria infetta (di qui l’onnipresente mascherina che copriva il suo viso); l’ossessione per la chirurgia plastica (di qui i continui interventi che hanno deturpato in maniera irrimediabile il suo naso); il rapporto psicotico con i figli (portati in giro sempre velati) e la donna che lo ha - lo «avrebbe» - reso padre (alla quale, dietro lauto indennizzo, è sempre stato negato il diritto di vedere e vivere con i piccoli). Fino alle «carezze vietate» ai baby fan invitati nel suo castello fatato di Neverland. Fin qui il Michael Jackson più o meno noto alle cronache. Ma c’è un altro Jackson che, alla vigilia della sentenza, è emerso dalla biografia anticipata sul Los Angeles Times da Geoff Boucher e Randy Lewis. Un Jacko che, nonostanti i miliardi guadagnati in carriera, non riuscirebbe più ad arrampicarsi sul muro dei debiti. Una somma arrivata alla cifra record di 270 milioni di dollari.
Racconta il duo Boucher-Lewis: «Quando vent'anni fa Michael Jackson acquistò per 47,5 milioni di dollari i diritti editoriali del repertorio di canzoni dei Beatles, disse che la canzone che più di ogni altra aveva desiderato possedere era Yesterday. Erano tempi in cui - suggerisce proprio quella canzone - “all his troubles where so far away”, i suoi problemi erano ancora lontani. Ma oggi le cose vanno diversamente».
Michael Jackson ha infatti debiti talmente alti che i suoi agenti lo stanno sollecitando a cedere una quota considerevole del fantastico repertorio di canzoni dei Fab-Four, qualcosa che Jackson un tempo giurò non avrebbe mai fatto.
«Se Michael Jackson finirà davvero per cedere un patrimonio valutato fino a 500 milioni di dollari è da tempo oggetto di speculazioni - si legge sul Los Angeles Times -, ma le voci di una possibile vendita hanno iniziato a moltiplicarsi negli ultimi giorni, da quando i rappresentanti del cantante hanno lasciato filtrare la notizia dei loro continui sforzi per tenere a distanza i creditori. Si sta dunque formando l'opinione generale che Jacko non abbia altro modo per ripagare i 270 milioni di dollari in prestiti bancari che deve alla Bank of America».
«La sua situazione d'insolvenza - raccontano i due giornalisti-biografi americani - potrebbe aggravarsi considerevolmente poiché i suoi dischi da anni si vendono sempre meno. L'unico altro modo per il cantante di raccogliere rapidamente una cifra così consistente sarebbe quello di partire per una serie di tournée oltreoceano, dove egli è tuttora popolarissimo». Le canzoni dei Beatles, che appartengono alla società Sony/Atv Music, una comproprietà tra Michael Jackson e la Sony Corporation, rappresentano un vero patrimonio della musica, per le canzoni scritte da John Lennon e da Paul McCartney che ogni anno generano enormi introiti in licenze e diritti.
Ogni qualvolta una canzone è usata in una pubblicità, un film, uno spettacolo televisivo, una piece teatrale, e persino se viene usata come suoneria per un telefono cellulare, si paga una royalty. Risultato, ogni volta che qualcuno usa la canzone «Can't buy me love» - per esempio - metà del denaro va a Paul McCartney e alla fondazione Lennon, vale a dire agli autori, e l'altra metà alla Sony/Atv.
Una delle ipotesi delineate dai rappresentanti di Jackson è quella di ridurre la partecipazione in Sony/Atv dal 50 al 15 per cento. I soldi che otterrebbe vendendo quel 35 per cento servirebbero a ripagare tutti i suoi debiti, lasciandogli altri dieci milioni di dollari in contanti a disposizione; mentre quel 15 per cento ancora di sua proprietà gli garantirebbe un flusso ulteriore di circa dieci milioni di dollari l'anno in diritti.
Finito un incubo insomma, per Jacko ora si apre una nuova battaglia. Ma il suo mito ormai pare essere definitivamente tramontato.