Jackson Browne, il cantautore dell’era post-hippie

Torna in Italia il musicista californiano ormai entrato di diritto nella storia del rock. Con lui il chitarrista-violinista David Lindley, sua storica spalla fin dagli esordi folk

Luca Testoni

Difficile negarlo. Ci sono cantanti che fanno parte a pieno titolo dell’immaginario rock americano. Forse non hanno la stessa fama di Bruce Springsteen o Bob Dylan, ma hanno scritto canzoni e inciso dischi di pari livello. Quasi superfluo sottolineare che Jackson Browne, ospite stasera (ore 21, biglietti da 35 a 65 euro) al Teatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), è uno di questi.
Viene in mente una scena di Forrest Gump: Tom Hanks che corre senza sosta sulle strade degli Stati Uniti, si ferma e il suo commento è: «Sono un po’ stanchino». Le note di sottofondo sono quelle di Running on empty e la canzone è di Browne. Un classico del suo repertorio («Vuol dire correndo a secco, quando sei senza benzina ma la macchina non si è ancora fermata», spiegò il suo autore), da sempre diviso tra le ballate sentimentali e i momenti più impegnati (e politicizzati). «Jackson Browne acoustic volume 1», una raccolta di una dozzina di canzoni registrate dal vivo durante le sue tournée acustiche in giro per il mondo, è l’ultimo lavoro a nome del cantautore californiano, 58 anni a ottobre e ancora oggi un invidiabile aspetto da eterno ragazzo. Il disco cattura il feeeling che si crea tra l’artista e il suo pubblico e dimostra che Browne (al quale negli ultimi tempi sono stati attribuiti numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali l’ingresso nella «Rock and roll hall of fame» e una laurea honoris causa in musica ricevuta a Los Angeles) non si è mai realmente allontanato dalle scene. Ha continuato a fare concerti, anche se si è preso i suoi tempi.
Se la gente si fosse dimenticata di lui, uno dei cantautori più letterati dell’intero carrozzone rock (statunitense e non solo), se insomma se lo ricordasse solo per la hit Stay o poco altro ancora, sarebbe davvero un peccato.
L’album, che riprende brani tratti dai suoi primi cinque lavori in studio, fino al 1977, l’anno del live multiplatino Running on empty, rappresenta un buon motivo per tornare a parlare dello storico bardo dell’era post-hippie. Intendiamoci: nessun capolavoro, ma un disco di rock degno di questo nome.
Abbandonato da tempo il songwriting pianistico e intimista degli anni Settanta e tralasciati gli esperimenti rock sovraprodotti di alcune cose degli anni Ottanta, con la maturità Browne sembra avere trovato un equilibrio tra le diversi componenti della sua musica. Inclusi i suoi testi. E poi c’è sempre quella stupenda voce calda che, a detta di molta critica, «potrebbe anche cantare un elenco del telefono e farlo sembrare interessante...».
In occasione di quello che sarà l’unico concerto italiano, Jackson Browne rispolvera l’antica amicizia con il chitarrista-violinista David Lindley, sua storica “spalla strumentale” fin dagli esordi folkeggianti. Una ragione in più per seguirlo.

Jackson Browne e David Lindley, Vittoriale, Gardone Riviera (Bs), stasera ore 21, info 030-7376675, biglietti da 35 a 65 euro