Jackson non era pedofilo, i giudici hanno sbagliato

Però non si può far finta di nulla. Michael Jackson non era pedofilo. Proprio no. Zero. Scusate, avevano sbagliato.
Se sarà confermata - e non si capisce perché non dovrebbe - l’indiscrezione uscita dal Department of children and family services di Los Angeles, un’agenzia governativa che si occupa di servizi ai minori e che ha ovviamente collaborato alle mostruose indagini sulla popstar, Michael Jackson è stato prosciolto «da ogni accusa in tutte le indagini». I fatti semplicemente non sussisterebbero. No, non è che non ci siano prove sufficienti a dimostrare che avesse abusato di minorenni. Proprio quei fatti non erano mai accaduti. Mai. E i processi non avevano alcun senso. Che vergogna: un uomo è stato demolito gratis e la sua reputazione è stata buttata nel cesso per nulla. Roba da criminali. E ovviamente, qualora l’indiscrezione (peraltro attribuita a una autorevole fonte governativa) fosse confermata, tutto passerebbe in fureria, un po’ di righe in cronaca sui giornali e sui siti e poi buonanotte ai suonatori. Via, uno dei più scandalosi processi a sfondo sessuale degli ultimi anni e forse di sempre, quello che doveva giudicare sulle ripetute tendenze pedofile di uno dei divi più celebrati, è stato semplicemente uno scherzo, una boutade, che volete che sia. Uno schifo, altro che. In sostanza, il Dipartimento, che ha indagato su Michael Jackson per almeno dieci anni partendo dalla denuncia di un minorenne nel 1993, avrebbe stabilito che «Michael è stato completamente cooperativo nel corso di tutti i contatti con il Dcfs. È stato interrogato per ore senza il suo avvocato e non ha mai nascosto nulla. Non riusciva a capire perché queste accuse gli venissero mosse contro».
Capito?
Ormai è inutile ritirare fuori tutte le accuse che in quasi vent’anni non soltanto sono state agitate davanti a quello che era il Re del Pop ma gli hanno letteralmente distrutto l’esistenza e, probabilmente, anche la carriera. È inutile ricordare la completa assoluzione nel 2005 nel processo sull’inesistente violenza a Gavin Arvizo e via di seguito tutte le altre incredibili accuse che per anni hanno riempito giornali e televisioni. Tutto inutile, ormai. Pensate che nel 2006 un uomo sostenne che Michael Jackson lo avesse violentato e poi stordito con droga e alcol e obbligato a farsi operare da un chirurgo estetico. Si capisce, una sciocchezza mai vista. Eppure tutti a crederci o quantomeno a dare uno spazio largo così sui mezzi d’informazione. E tutti a dire: guarda che schifo quello lì.
Ecco questo conta.
Al di là del fatto che Michael Jackson fosse estremamente fragile, che fosse circondato da incapaci spesso anche farabutti, che non poteva non capire quanto fossero equivocabili certi suoi comportamenti peraltro innocenti, rimane il fatto che sia stato completamente annichilito da una delle più gigantesche macchine del fango giudiziario e mediatico mai messe in piedi. Persino quando è morto, giusto qualche minuto dopo, sul web hanno iniziato a scorrere i commenti di chi salutava la morte del pedofilo. E gli articoli di giornale, anche quelli più cauti, avevano sempre un «sì però» tra le righe, sottinteso, cautelativo, quasi a evitare la possibilità che in fondo fosse davvero un vizioso poco di buono. In realtà, come hanno spiegato e rispiegato quasi tutti coloro che lo conoscevano bene, era un uomo tendenzialmente asessuato, un bambino cristallizzato dentro il corpo di un divo. Un caso umano, magari. Ma non disumano come il trattamento che evidentemente gli è stato riservato.