Jade, quando in tv la morte è un surreality

La Goody è stata uccisa da un cancro all’utero. Aveva 27 anni. L’ex
cattiva del <em>Grande Fratello</em> inglese ha trasformato il suo dramma in uno
show a pagamento: &quot;Ho fatto tutto per dare
un futuro ai miei figli&quot;

Londra - L’ultima scena, la più attesa del reality che non s’è fatto mancare nulla, sfuma nel buio totale e nella più remota lontananza. Nella più inespugnabile privacy. Jade Goody se ne va a riflettori spenti, di notte, mentre dorme. «Senza soffrire», tiene a specificare sua madre, annunciando l’epilogo davanti alla modesta casa dell’Essex.

Titoli di coda sulla telestoria più cruda che finora i pur disinibiti creativi del settore abbiano saputo immaginare. A 27 anni, madre di due bambini, Jade lascia da regina indiscussa di tutti i Grandi Fratelli. Nel bene e nel male, nessuno è mai riuscito a spingersi tanto in là, fin dentro l’abisso dell’alienazione, a favore di telecamera. Nessuno, per quanto noi si sia ormai abituati a tutto, è riuscito a rappresentare tanto realisticamente il lato oscuro e aberrante del simpatico gioco chiamato reality.

Nella prima parte del suo reality, Jade è una ragazza qualunque di una famiglia qualunque, posizionata abbastanza in basso nella scala sociale d’Inghilterra. Ancora bambina, perde il papà tossicomane. La sua vita cambia completamente a vent’anni, quando si mette in fila assieme a tante altre ragazze qualunque per entrare nella casa del Grande Fratello. La selezionano e lei varca la soglia portandosi dietro i suoi modi grintosi, per non dire inurbani. Il comportamento provocatorio scatena molte critiche tra i benpensanti, ma solletica subito il gradimento di un certo pubblico televisivo. Con il soprannome di «Bad Girl» si piazza terza, intercettando molte simpatie anche con la sua abissale ignoranza: per lei, il furetto è un uccello e Saddam Hussein era un pugile. Tutto fa brodo, nel grande calderone dove borbotta la ribollita del trash umano.

Costruita sul genere nuovi mostri, la popolarità di Jade lievita, fino a trasformarla in una star. Negli anni a seguire, secondo la più fulgida tradizione del settore, anche lei mette su l’azienda del successo: interviste ai rotocalchi, inviti nei programmi televisivi, autobiografia e dvd. Esce persino un profumo con il suo nome. La vita sorride in modo incredibilmente facile e redditizio, alla cattiva sorella del Grande Fratello.

Nel 2007 il salto di qualità: assieme alla madre, viene invitata nel «Celebrity Big Brother», una specie di rotary del ramo. Ma basta veramente poco per comprendere che non è il suo ambiente. Dalla nobile residenza viene espulsa per una serie di insulti razzisti verso una star del cinema indiano. Il seguito, ai limiti dell’assurdo, lo conosciamo: scoppiano proteste di piazza in India, l’Inghilterra precipita nell’imbarazzo, Jade chiede pubblicamente scusa. Ma anziché uscirne a pezzi, il suo mito ancora si accresce. Più gli umani si rotolano nel fango, più si insultano, più si sbattono via, e più il reality strizza le budella del famelico pubblico. Jade diventa il personaggio più ricercato e più zoomato oltre la Manica. Tanto che l’anno scorso, quasi in missione diplomatica, accetta di entrare anche nel Grande Fratello indiano. Ed è proprio qui che il normale reality, finora più o meno in linea con il nuovo generone mondiale, fa il suo estremo salto di qualità, diventando letteralmente Surreality: mentre è nella stanza del confessionale, le annunciano che ha un cancro al collo dell’utero. Sembrerebbe l’azzardo più disumano e più crudele di una televisione ormai fuori controllo, disposta a tutto, ma improvvisamente avvia un’eccitata escalation di nuovi azzardi, spostando sempre più in là i limiti della subcultura tv. È il delirio.
Tornata dall’India, Jade non decide di combattere la battaglia nell’intimità degli affetti domestici. La telecamera, quella telecamera sempre accesa, fa parte della sua vita. Vuole faccia parte anche della sua morte. Il Surreality tocca vette impensate. La ragazza mostra i segni del degrado, le sue rughe e la sua calvizie, senza risparmiare niente al fedele pubblico. Ammette tranquillamente d’essere disposta a tutto, pur di accumulare il denaro da lasciare ai due bambini, Bobby di 5 anni e Freddy di 4.

In un crescendo sempre più avvincente, televisioni e rotocalchi offrono alla platea immagini indimenticabili. Jade che peggiora, Jade che ha il tempo contato, Jade che decide di fare tutto in fretta, prima che suoni la campana. Il 22 febbraio commuove l’intero Regno Unito sposando il suo ragazzo, il 21enne Jack Tweed, avvolta in un meraviglioso abito, personalmente donato da Mohamed Al Fayed, il famosissimo suocero di Lady D. E poi, sempre più a perdifiato, l’ultimo desiderio, realizzato nella cappella dell’ospedale di Londra dov’è ricoverata: farsi battezzare assieme ai due figli. È il 7 marzo. Pochi giorni dopo, i medici le dicono che può tornare nella tranquillità della sua casa, perché il loro lavoro è diventato ormai inutile.
Il Surreality è all’ultimo atto. Anche in tv si muore davvero. Lei che ha venduto tutto, soprattutto se stessa, per il salvadanaio dei figli, muore proprio il giorno in cui nel Regno Unito è Festa della mamma. Sembra quasi una rispettosa scelta del destino, in una storia che il rispetto non l’ha conosciuto mai. Jade riposa in pace, dissolta nell’etere, dove già viveva.