James Bond va nello spazio per l’operazione Moonraker

Da oggi in edicola a 5,90 euro con «il Giornale» il libro in cui Fleming mescola spionaggio e fantascienza

Maurizio Cabona

Ian Fleming pubblicò Moonraker - terzo romanzo con 007, primo pensato per la trasposizione cinematografica - nel 1955. Dieci anni dopo il libro usciva in italiano, tradotto da Rosalia Irti Rossi, col titolo Il grande slam della morte. In questa stessa versione è in edicola da oggi con il Giornale a 5,90 euro, intitolato Moonraker perché James Bond è un mito in virtù del cinema e il film tratto dal romanzo si intitolava Moonraker-Operazione spazio. Il quarto di secolo passato fra uscita delle pagine (1955) e uscita delle immagini (1979) ha favorito lo snaturamento della vicenda. Perciò la sciagura del film - fra i peggiori della serie bondiana, complice Roger Moore - non scoraggi dalla lettura del libro.
Quando Fleming lo scriveva, gli inglesi avevano appena dovuto rendere Trieste all’Italia e la sovranità alla (Repubblica federale di Germania. Proprio quando ricorreva il decennale della resa tedesca, era ormai chiaro che la Gran Bretagna aveva vinto la guerra, ma perduto la pace. Però l’anniversario si prestava a un rilancio - almeno propagandistico - dell’immagine nazionale. Accadrà lo stesso anche negli Stati Uniti, quando la guerra perduta nelle giungle d’Indocina sarà vinta nei teatri di posa di Hollywood.
Nel romanzo Moonraker il nemico di Bond, il miliardario Dax, è un anglotedesco che ha combattuto per la Germania e poi si è messo al servizio dell’Unione Sovietica: nemico di ieri e di oggi così si sovrappongono. Dax sintetizza non solo nazionalsocialisti e comunisti, ma soprattutto tedeschi e russi. Fleming sapeva bene che i conflitti ideologici sono solo conflitti geopolitici camuffati. Lo sapeva meglio Gorbaciov, se l’ultimo colpo inferto dall’Urss agonizzante all’Occidente angloamericano sarà favorire, nel 1989, l’unità della Germania.
Capo del governo per il quale Bond lavora, Margaret Thatcher scriverà - nelle memorie, non in un romanzo - che subire l’unificazione tedesca per volontà russa e adesione americana era stata la peggiore sconfitta inglese. E per un inglese con un passato di militare come Fleming, quale ricordo più fresco e amaro della guerra contro la Germania che le V2?
Tra fine 1944 e maggio 1945, questi razzi, ideati da Oberth e von Braun, cadevano su Londra. Non facevano enormi danni, come i bombardamenti inglesi su Colonia, Amburgo, Berlino e Dresda. Ma la tanto decantata Raf nulla poteva contro le V2, mentre era riuscita a contrastare le V1.
Erede della V2 - immagina Fleming - è il missile balistico Moonraker («rastrello della luna»). Sta per essere sperimentato dalla Gran Bretagna a spese del patriottico miliardario Dax, che è riuscito a nascondere il suo passato bellico e il suo presente di spia. Bond è stato mandato a sorvegliare i preparativi del lancio, al quale lavorano solo scienziati tedeschi già catturati dai sovietici. Ma se gratti il tedesco, spunta il militarista, deciso alla rivincita per conto di un altro padrone.
I ricordi bellici di Fleming restituiscono fedelmente gli eventi storici e non è colpa sua se un proiettile da 88 mm diventa una «bomba» da 88 mm nella traduzione. Le traduttrici non brillano quasi mai, quando devono volgere il lessico bellico o quando riducono la guerra mondiale 1914-1918 al 1915-1918 della guerra italo-austriaca.
Meno contingente l’intuizione di Fleming che il futuro conflitto fra Gran Bretagna e Germania sarebbe stato in campo automobilistico: con la vetusta Bentley di Bond e la nuova Mercedes di Dax insidiate dall’Alfa Romeo, meno potente, ma più scattante. Metafore delle rivalità fra industrie nazionali, cioè fra le nazioni stesse, dove l’immagine dell’Italia è progressivamente rimasta indietro sul mercato, per sopravvivere solo nella Formula 1 con una coalizione - auto italiana-pilota tedesco - che evoca un Asse su ruote.